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Numero 527
del 14/07/2013
Le accuse di xenofobia dalla Romania PDF Stampa E-mail
! di Giovanni Vagnone
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giovedì 12 febbraio 2009

E' notizia di questi giorni l'accusa di xenofobia rivolta dal ministro degli esteri rumeno Diaconescu al governo italiano. Ne sono seguite rocambolesche bagarre in Senato, per non parlare di editoriali di Famiglia Cristiana che allertano la popolazione contro nuove <<leggi razziali>> suscitando l'indignazione di chi non si capacita dell'assurdità di tutta questa vicenda.

Il punto di partenza è comunque stato il ministro della Romania, che omettendo totalmente  i <<piccoli incidenti>> causati dai suoi connazionali nel nostro Paese ha cercato di dare all'Italia una lezione di europeismo, citando i diritti e le libertà fondamentali e riconoscendo tra i nostri governanti <<toni aggressivi e provocatori>>. Ma per analizzare la problematica non basta schierarsi dalla parte di chi critica e cogliere la palla al balzo per dar contro alla squadra di Berlusconi, né appiattirsi semplicemente sulle posizioni dell'attuale maggioranza, senza tentare di capirne le motivazioni profonde. E' necessario considerare un fattore rilevante: la xenofobia prima, ed il razzismo poi, nascono dalla base popolare più in difficoltà e solo eventualmente, in contesti storici adatti l'onda lunga di tale processo viene cavalcata dai populisti di turno. La crisi ha generato un effetto di paura ed insicurezza da cui, fisiologicamente, scaturisce un tentativo psicologicamente giustificabile di autotutela. La responsabile risposta al fenomeno, da parte delle maggioranze parlamentari di tutto l'Occidente è stata matura e cauta e si può affermare escluda qualsiasi idea di populismo. Pensando a quanto il principio del razzismo-popolare possa spingersi in avanti, basta considerare ciò che è avvenuto di recente in Inghilterra contro operai italiani (e già trattato precedentemente qui su Ragionpolitica )indiscutibilmente senza che nessun esponente dell'esecutivo britannico ne abbia avuto colpa. Dunque le critiche rivolte da Diaconescu, e decisamente amplificate dal periodico Famiglia Cristiana, sembrano non cogliere minimamente nel segno. Anzi.

Se infatti le preoccupazioni dell'attuale governo riguardano l'immigrazione clandestina, bisogna tenere in considerazione un fatto importante: immigrati e clandestini non sono assolutamente sullo stesso piano. A maggior ragione in tempi difficili come questi, in cui l'economia può permettersi meno spazi di manovra, ed in un Paese come il nostro, posto ai confini dell'Europa e quindi in prima linea nel fronteggiare le emergenze migratorie dei meno fortunati, la distinzione è di rilevanza vitale. L'immigrato infatti è, a prescindere dall'ufficializzazione della sua cittadinanza e nazionalità italiane, un elemento che viene accolto e che ha spazio in una società che se pur aperta ha dei tratti caratterizzanti. Il clandestino esula da questo discorso, inizia – in molti casi per disperazione – con l'imporsi ad una cittadinanza già esistente, e nel farlo si trasferisce solo <<geograficamente>>; rimane estraneo al campo della legalità, non si sottomette a nessun principio, valore costituzionale, controllo dell'autorità o per ultimo al sistema fiscale. Essendo un individuo normalmente disagiato e privo di controlli o possibilità è particolarmente a rischio <<criminalità>>. Tanto che nei casi estremi, tragicamente frequenti negli ultimi tempi, si percepisce nettamente una disparità di trattamento tra italiani ed extracomunitari clandestini. Fino ad arrivare ad un incredibile quanto incostituzionale razzismo al contrario, con un super controllo di chi si sottopone alla legalità ed una leggerezza ingiustificabile per chi se ne esenta.

Oltretutto, su Radio Romania, durante il programma Actualitati, le accuse sono state rivolte senza alcun riferimento specifico né a singole persone né relativamente a fatti particolari, puntando insomma genericamente il dito e sorvolando sulla vera essenza delle difficoltà tra il popolo della penisola e quello balcanico: ovvero il fatto che secondo gli accordi presi con l'Unione Europea contestualmente all'ingresso della Romania, sarebbe il Paese stesso a dover controllare la sua <<fuga di clandestini>> (con una limitazione alla normale libera circolazione delle genti) e che per quanto riguarda possibili fenomeni di razzismo, questi si sviluppano anche in parallelo ai fenomeni di criminalità da parte dei clandestini. Crisi e lassismo, insomma, provocano esattamente la conseguenza che la miope sinistra all'opposizione e il periodico dei Paolini imputano alla prudenza ed al controllo che il centro destra, già dal programma elettorale, cerca di garantire a chi l'ha eletto.

 




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Commenti (1)
1. 16-02-2009 09:30
Immigrazione
E' verissimo che essere più "deboli" contro l'immigrazione clandestina non tutela affatto gli immigrati "legali". Ed è vero che se uno Stato gestisce l'immigrazione, al tempo stesso fa un'opera positiva contro il razzismo. Il razzismo nasce proprio per colpa di quei clandestini che sarebbe interesse degli stessi stati stranieri non lasciare andare in giro: sono loro che fanno prendere brutte nomee ad intere popolazioni.
Scritto da Stefano

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