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Numero 527
del 14/07/2013
Un nuovo asse Parigi-Berlino per la Presidenza della Commissione europea PDF Stampa E-mail
! di Alessandro Fonti
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giovedì 11 giugno 2009

Nicolas Sarkozy ed Angela Merkel, legittimati dal voto dello scorso week-end, che ha visto i loro Ump e Cdu-Csu trionfare in Francia e Germania, hanno intenzione di far pesare i propri voti al prossimo Consiglio europeo. Questo si terrà infatti il 18 e 19 giugno prossimi a Bruxelles, ed avrà all'ordine del giorno, tra gli altri, quello della nomina di un nuovo Presidente della Commissione europea. Unico candidato è al momento Manuel Barroso, il quale ha presentato solamente martedì 9 giugno la candidatura ad un nuovo mandato quinquennale.

Il problema che si pone a questo punto è tuttavia di più ampia portata, infatti sia i popolari di Francia che quelli di Germania hanno intenzione di far sentire la propria voce, e il Presidente francese ed il Cancelliere tedesco si sentono legittimati ad avanzare pretese differenti; è d'altronde dal 1977 con Ortoli, e addirittura dal 1967 con Hallstein, che Parigi e Berlino non esprimono per la Presidenza della Commissione un esponente appartenente alla famiglia popolare. Sebbene nessuno metta dunque in dubbio le qualità di Barroso, e il partito popolare europeo ufficialmente lo sostenga, anche con Sarkozy e la Merkel, obiettivo di Presidente francese è quello di far slittare la nomina ad ottobre, ovvero a quando anche l'Irlanda avrà approvato definitivamente il Trattato di Lisbona. Tre mesi, quindi, «Per fare della politica», questa l'espressione utilizzata in proposito da esponenti politici francesi.

Diverse voci anti-Barroso si stanno diffondendo nel frattempo in Francia in questi giorni, ed il partito ecologista di Daniel Cohn-Bendit, forte di un notevole risultato elettorale, ha già dichiarato l'intenzione di costruire una coalizione per evitare che l'attuale Presidente della Commissione venga confermato, con lo scopo di individuare un esponente di altra cultura politica. Per contro, Alain Lamassoure, esponente di spicco dell'Ump, a chi gli chiedeva un'opinione a riguardo, ha dichiarato: «Impossibile. Durante la campagna elettorale i socialisti non sono stati in grado di mettersi d'accordo su nessun'altro nome. Figuriamoci ora».

D'altronde, dati alla mano, i popolari disporranno di un numero maggiore di deputati europei rispetto alla somma di socialisti e verdi (264 a 214, secondo le proiezioni). Ed anche con il soccorso del Pd italiano Pse e Verdi arriverebbe a contare 235 deputati, sempre meno dei popolari. Mentre i liberali tedeschi e britannici, corteggiati da tempo sia dai Verdi che dal Ppe, non dovrebbero esser disposti ad accordi con gli agonizzanti socialisti.

L'Italia popolare, da parte sua, potrebbe giovare di queste dispute e, cogliendo l'occasione, inserirsi nella trattative tra Sarkozy e Merkel. I 35 parlamentari italiani del PPE (Pdl+Udc) potrebbero infatti giocare un ruolo determinante e, in cambio dell'assicurazione di un'elezione alla Presidenza del Parlamento di Mario Mauro, potrebbero concordare il placet, se non ad un ticket franco-tedesco per la Presidenza della Commissione europea, quanto meno a quello per lo slittamento delle elezioni a ottobre.

Nessuno può mettere infatti in dubbio che i nuovi popolari italiani sono la pattuglia più consistente dopo i tedeschi. Così come, se Sarkozy proporrà il 18 e 19 giugno prossimi uno slittamento dell'elezione del Presidente della Commissione a dopo la ratifica dell'Irlanda del Trattato di Lisbona (ultimo Paese che manca), prevedibilmente in ottobre, sarà difficile mettere in dubbio l'affermazione per la quale «Con il Trattato di Lisbona il Parlamento sarà in grado di ponderare meglio il da farsi».

 




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