Le elezioni amministrative sono archiviate; e anche questa volta, dopo i ballottaggi, il valore politico del voto si fa pesante e decisivo. A livello nazionale non si capisce da dove Franceschini tiri fuori la considerazione secondo cui ci troviamo di fronte al «declino della destra». I fatti si incaricano di smentirlo, e di additare ai cittadini l'assurdità di certe dichiarazioni. Se da una parte è vero che il Pd mantiene alcune sue roccaforti storiche e per ora inespugnabili come Bologna e Firenze, è pure un dato rilevantissimo che il centrodestra espugna province importantissime come Milano e Venezia, per tacere di Belluno, fin qui in mano alla sinistra. Delle 22 province che sono andate al ballottaggio ne vanno 14 al centrosinistra e 8 al centrodestra. Forse è questo dato che ha abbagliato la mente di Franceschini, evidentemente già abbastanza provato dalla batosta elettorale di 15 giorni fa. Ma i conti bisogna farli su tutta la torta disponibile. Ebbene, in questo modo osserviamo che, al termine delle elezioni amministrative, il centrosinistra governa 28 province, mentre il centrodestra 34. La presunta vittoria della sinistra è così smentita dalla realtà e il presunto «declino» della destra esiste solo per chi è disposto a negare perfino l'evidenza.
Ma veniamo alla Toscana. Parlando di feudi rossi, territori nei quali i governatori e i sindaci della sinistra sembravano - e in parte sembrano ancora - più sovrani per diritto divino che rappresentanti eletti dal popolo, la terra di Dante e Galileo era un paradiso degli ex comunisti. Da oggi il rosso non è più così uniforme. Il centrosinistra mantiene le province di Arezzo e Grosseto, dove il giorno della riscossa è ancora troppo lontano: i candidati del centrodestra si fermano a un ventina di punti dal loro avversario ad Arezzo (Lucia Tanti al 39.35% contro Roberto Vasai al 60.64%) e a circa 13 punti a Grosseto (Alessandro Antichi al 43.22% contro Laonardo Marras al 56.77%); ma nella provincia di Prato il distacco è ben sottile: Cristina Attucci al 49.15% contro Lamberto Gestri al 50.84%. Un risultato, pur nella sconfitta, già storico di per sé poiché rappresenta l'erosione pressoché completa del credito della sinistra in una zona che era suo appannaggio esclusivo da sempre.
L'osservazione relativa alla provincia di Prato ci conduce per mano a considerare quello che è successo nel comune. Qui, seppur di misura, il risultato non è storico, ma addirittura epocale: con il 50.9% dei consensi Roberto Cenni è il primo sindaco di centrodestra di Prato dal 1946, sconfiggendo il suo avversario Massimo Carlesi, fermo al 49.01%. L'impero della sinistra è durato ben 63 anni. La vittoria, dicevamo, è di misura, ottenuta per pochi voti, ma il suo valore - in senso politico - è opposto a quello del risultato della provincia, sia per la destra che per la sinistra. Per i compagni si tratta di una sconfitta storica e bruciante, per il centrodestra di una vittoria che lascia un segno storico indelebile: il marchio di Teodorico che rimanda a Bisanzio le insegne di Roma sconfitta. Starà ora agli esponenti del centrodestra pratese dimostrare che la potenza dei fatti vale più della demagogia delle parole.
Restando in tema di comuni non possiamo esimerci dal rendere conto del risultato di Firenze. Qui Matteo Renzi, della sinistra, conferma il potere rosso nella città gigliata con il 60% dei voti; Giovanni Galli, candidato del centrodestra, si ferma al 40%. Il risultato non è comunque da sottovalutare non solo perché si tratta pur sempre di una percentuale lusinghiera per la destra in una città praticamente sovietica, ma anche perché l'ex portiere dalla Nazionale, della Fiorentina e del Milan guadagna ben 8 punti percentuali rispetto al primo turno (si era fermato al 32%), nonostante il forte astensionismo di questo turno di ballottaggio. C'è da confidare dunque in una opposizione seria, intelligente ed efficace da parte del centrodestra nel capoluogo toscano.
Tirando infine le somme possiamo sostenere, confortati dai numeri che non hanno la facoltà di mentire o deformare la realtà (opera in cui invece sono maestri gli ex comunisti indisponibili, per cultura, ad accettare i verdetti negativi), che anche in Toscana il potere rosso si indebolisce; possiamo affermare che l'impero della sinistra, anche in Toscana, sta diventando un colosso dai piedi d'argilla. A ben poco servono, ad ogni livello, le campagne diffamatorie, i ricorsi al discredito personale dell'avversario, lo squallido moralismo, ogni tentativo di montare lo scandalo, il mettersi snobisticamente sugli altari mostrando di considerarsi degni del potere per una qualche immeritata superiorità naturale: gli italiani hanno occhi e cervello, e lasciano in disparte chi non ha i requisiti adatti per governare nel presente. Anche in Toscana qualcosa si sta muovendo, ma non certo nella direzione del «declino» della destra invocato da Franceschini; anche qui si cercano e si sentono voci nuove. Ad essere in declino sono la cultura e le azioni politiche della sinistra, ostaggi di una visione del mondo da lasciare ai giochi di retorica ma del tutto inservibili per misurarsi con la realtà, e soprattutto con il futuro.
|