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Numero 527
del 14/07/2013
La Romania diventa meta d'immigrazione PDF Stampa E-mail
! di Alessandro Fonti
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giovedì 16 luglio 2009

L'adesione della Romania all'Unione Europea nel 2007 ha avuto diverse conseguenze negative per quanto riguarda l'agricoltura e l'industria locali, in particolare a causa di una penuria considerevole di manodopera. L'apertura delle frontiere ha determinato infatti la partenza, da allora, di circa 3 milioni di cittadini rumeni, alla volta dei più appetibili mercati lavorativi occidentali. Parimenti, il recente status di membro dell'Ue ha reso il paese balcanico a sua volta più attraente per gli immigrati extracomunitari. Si tratta principalmente di persone provenienti dall'Africa orientale e dall'Asia, ad oggi quantificate in un numero che si aggira intorno alle 65.000 unità, ma è, questa, una cifra in costante aumento.

In realtà non sono in molti coloro che, partiti dai loro paesi d'origine in condizioni disastrate e dietro pagamento di ingenti somme, chiedono di esser portati illegalmente sino al paese di Basescu. Al contrario, la promessa fatta a tutti è quella di farli arrivare vivi in Germania. «Ci si avvicinano sempre con qualche parola in tedesco», afferma Vasile Alb, sindaco di Somcuta Mare, Comune situato nel nord-ovest della Romania, ove è stato di recente attrezzato un centro di prima accoglienza. «Quando vediamo un africano o un asiatico arrivare da noi, sappiamo già che ci dirà "Guten Tag" ("Buongiorno"). Dicono tutti la stessa cosa, credendo di arrivare in Germania».

Tuttavia, la posizione strategica che ha il territorio balcanico, di confine dell'Unione Europea ad est, fa sì che la maggior parte di coloro che passino via terra alla ricerca di un nuovo Eldorado si imbattano in primis nella Romania. Ed è quindi più o meno in buona fede che i «trafficanti di uomini>» ritengono molto spesso il loro lavoro terminato una volta portati i migranti al di là dei confini dell'Ue. Tanto più che la maggior parte del nuovo flusso migratorio ha la confinante Ucraina come tappa obbligata. Tutto ciò a causa di minori controlli alla frontiera.

Si tratta d'altronde di una novità assoluta per delle comunità, nella profonda Romania, che sino a pochi mesi fa non avevano mai visto un nero se non in televisione. E se il contatto tra gli abitanti di queste zone e i nuovi immigrati è stato dapprima shoccante, oggi invece la popolazione locale sembra accettare senza timori la situazione. «All'inizio non mi fidavo di loro, ma ci stiamo abituando. E poi questi africani sono brava gente, lavorano duramente e non creano problemi», riconosce un anziano del posto. La crisi economica, la disoccupazione, la difficoltà di trovare un lavoro in Occidente? «Andate qualche giorno in Somalia e vedrete come tutto ciò non è che una quisquilia a confronto. In Europa si ha almeno la possibilità di sopravvivere e questo per noi è sufficiente per giustificare tutti i rischi presi», afferma uno degli immigrati che alloggiano, da fine giugno, nel centro rifugiati di Somcuta Mare.

Lo Stato rumeno assicura loro l'alloggio, i pasti, qualche vestito e pochi centesimi di euro al giorno, circa 80, il prezzo di una bottiglia di succo di frutta. Nel frattempo questi immigrati fanno dei piccoli lavori per conquistarsi la fiducia della gente del posto.




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