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Il capo del sindacato tedesco IG Metall, Berthold Huber, si è rifiutato di appoggiare apertamente il candidato del Partito Socialdemocratico (SPD), Frank-Walter Steinmeier, durante la campagna elettorale appena inaugurata. In un'intervista rilasciata al quotidiano Süddeutsche Zeitung, relativa alle elezioni del 27 settembre prossimo, il leader del maggior sindacato di Germania ha dichiarato: «Sono finiti i tempi in cui il sindacato raccomandava di votare per gli uni o per gli altri. Noi di IG Metall rinunceremo anche solo a dare una valutazione di massima ai programmi elettorali, per non orientare i votanti e lasciare loro libertà di scelta.»
Seppur iscritto al partito socialdemocratico, nonché militante dello stesso da molti anni, Huber prende le distanze tra il suo sindacato e la nuova squadra che Steinmeier ha presentato in pompa magna la settimana scorsa. Lo scopo è quello di mettere alla berlina le politiche sociali e lavorative tenute in questi anni dall'SPD. Ed anche l'idea del candidato socialdemocratico di anticipare l'inizio della campagna elettorale per tentare di mettersi al centro dell'attenzione mediatica ha perso così di efficacia, rischiando anzi di diventare un boomerang. E' di pochi giorni fa infatti la presentazione del governo ombra dell'SPD, che aveva l'obiettivo dichiarato di affrancare i socialdemocratici dal loro attuale socio di Grosse Koalition, la CDU della cancelliera Angela Merkel. Merkel che nel frattempo continuava in assoluta tranquillità le proprie vacanze.
Ora, la mancanza dell'appoggio di IG Metall lascia perplessi circa il profilo sociale e di lotta che Steinmeier voleva imprimere alle sue proposte. Davanti alla crisi economica, l' intenzione dell'SPD era quella di presentarsi come strenuo difensore dei posti di lavori e del regime di Welfare State. Tutto questo prima del ciclone Huber. Huber dirige da due anni il poderoso sindacato IG Metall ed è arrivato ad avere più di due milioni di affiliati. Il sindacalista bacchetta nel colloquio con l'inviato del Süddeutsche Zeitung le politiche condotte dai suoi compagni di partito negli 11 anni passati al Governo. In particolare attacca i tagli al sociale operati da Gerhard Schroeder, che fu cancelliere tra il 1998 e il 2005. Ancora, ritiene che le politiche condotte dall'SPD debbano essere percepite come una vera e propria minaccia per i lavoratori tedeschi. A riprova di tali affermazioni ricorda quindi il 2007, quando la Grosse Koalition di CDU e SPD approvò l'innalzamento dell'età pensionabile per i lavoratori a 67 anni.
Le riforme di Schroeder, conosciute come Agenda 2010, aprirono una grande divisione tra l'SPD e i suoi sindacati storicamente affini. Il lavoro congiunto con la CDU durante gli ultimi quattro anni ha dato poi alla Merkel una nuova aurea, sicuramente centrista e moderata, mentre ha dissolto il profilo politico del contendente socialdemocratico. Huber evidenzia infine nella sua intervista di avere ormai meno problemi nel rapportarsi con la CDU che con l'FDP, il Partito Liberal Democratico con cui la Merkel ha dichiarato di volersi alleare qualora non otterrà una maggioranza tale da consentirle un governo monocolore. Le critiche di Huber non sono le prime ad arrivare alla squadra di Steinmeier in vista delle elezioni di settembre. Qualche giorno fa Claudia Roth, presidente del partito dei verdi, accusò il candidato socialdemocratico di provare a «dare un'immagine di rinnovamento presentando come nuovi gli attuali dirigenti di partito e ministri».
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