Domenica 9 maggio si è tenuta nella Piazza Rossa di Mosca la «Parata della Vittoria» che commemora, dal 1995 quando venne re-istituita da Boris Eltsin, la vittoria del 1945 degli eserciti alleati sulla Germania hitleriana. La «Parata della Vittoria» occupa un posto di primo piano nella nuova estetica del potere della Russia post-sovietica e post-comunista, questa grandiosa parata militare commemora infatti uno dei momenti della storia sovietica che maggiormente possono venire reintegrati in un discorso politico «patriottico» svincolato da considerazioni ideologiche; non a caso fino al 1990 la parata più importante si svolgeva in occasione dell'anniversario della Rivoluzione d'Ottobre, evento fondativo dell'Urss ma oggi espunto dalla storia nazionale russa. Diversamente da quanto avviene nei paesi occidentali, e di quanto in parte avveniva nei paesi comunisti, nella Russia contemporanea la vittoria del 1945 sulla Germania nazional-socialista viene percepita non tanto come la vittoria della democrazia sul totalitarismo, e nemmeno più come la vittoria del comunismo sul nazi-fascismo, ma come la vittoria della nazione russa contro gli aggressori nazisti, venuti dall'Ovest come i precedenti invasori napoleonici, svedesi, polacchi e teutonici e come tutti questi ultimi respinti grazie al sacrificio del popolo russo. Nella visione nazionalista e tendenzialmente xenofobica diffusasi nell'immenso paese slavo il nazismo quindi altro non sarebbe che un'incarnazione della volontà occidentale di conquistare la Russia ortodossa «una e indivisibile», nel nome del cattolicesimo ai tempi delle guerre con la Polonia, nel nome dei «lumi» con Napoleone, in quello del «Grande Reich» con Hitler e, oggi, nel nome di «democrazia e diritti umani» per mano della Nato o delle «rivoluzioni colorate» sponsorizzate da ambienti «russofobi» occidentali. Sembrerà assurdo per noi occidentali ma per molti russi nazionalisti non vi è sostanziale differenza fra Hitler che lancia i suoi panzer alla volta di Mosca e il miliardario Soros che finanzia movimenti anti-russi nelle repubbliche dell'ex impero sovietico. Per queste ragioni la decisione delle leadership russe, in particolare di Medvedev, di far sfilare in Piazza Rossa anche rappresentanze delle forze armate di Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna e Polonia (oltre che di alcuni paesi dell'ex-URSS) è apparsa come straordinaria per un paese come la Russia. Se noi italiani, abituati al politicamente corretto occidentale, nulla abbiamo da ridire se alla parata del 2 giugno a Roma partecipano anche reparti francesi, americani o di altri paesi, in Russia la decisione di far sfilare reparti della Nato nella Piazza Rossa e per di più nel giorno simbolo del trionfo russo sull'invasore straniero è stata vista da ampi settori di opinione pubblica nazionalista e nostalgica come un vero e proprio sacrilegio, un'autentica profanazione.Non è da escludere che l'ampio utilizzo di immagini di Stalin nei cartelloni pubblicitari dedicati al 9 maggio sia servito anche per placare i malumori delle forze nazional-comuniste. La decisione di invitare reparti Nato alle celebrazioni in ogni caso va ben oltre la semplice volontà di coinvolgere «emotivamente» gli ex-alleati della Seconda Guerra Mondiale, ma risponde alle concrete esigenze politiche di un paese che, in questo momento di crisi internazionale e di incertezza, ha bisogno di riaffermare il proprio status di potenza mondiale co-fondatrice di un ordine mondiale che, nonostante l'emergere di poli di potenza asiatici, rimane nella sostanza ancora quello uscito dalla vittoria alleata del 1945 (basti solo pensare alla composizione del consiglio i sicurezza). La Russia, come l'Europa occidentale del resto, sta perdendo il proprio status di superpotenza mondiale a vantaggio di nuovi poli ben più dinamici dal punto di vista economico e demografico, ma in questo contesto il cullarsi nell'illusione di tornare ai «tempi d'oro» del concerto delle nazioni fondatrici dell'Onu potrebbe non bastare. Oggi come mai è invece tempo di costruire un nuovo spazio di cooperazione e di sviluppo europeo includente la Russia slava e cristiano ortodossa e in grado di interloquire con i giganti asiatici.
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