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Numero 427
del 16/06/2011
DIAMO UN FUTURO ALLE NOSTRE CITTA' PDF Stampa E-mail
! di Alessandro Gianmoena
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venerdì 27 maggio 2011

Milano e Napoli sono tra le città più rappresentative di questo secondo turno elettorale. Domenica e lunedì, infatti, molti italiani sceglieranno il sindaco, l’uomo che avrà la responsabilità di amministrare il loro Comune. Ed è proprio in questi capoluoghi di Regione che si evidenzia il confronto fra due modelli di governo, due modi di gestire la cosa pubblica che, a loro volta, sono espressione della formazione politica e culturale dei contendenti allo scranno di sindaco.

Oltre le schermaglie elettorali al calor bianco che hanno contraddistinto questa tornata elettorale e che spesso hanno distratto l’attenzione dai bisogni reali dei cittadini, grazie anche alla complicità di media spesso orientati a far emergere questioni di contorno, la scelta del candidato determinerà un indirizzo politico preciso, che si misurerà con le problematiche che oggi non solo la realtà locale, ma anche quella globale ci riserva: i venti della crisi economica mondiale, il confronto culturale e sociale determinato dai flussi migratori, la debolezze politiche ed economiche dell’area Euro e la competizione con l’economie emergenti del Sud-Est asiatico e del Sud America.

Il Governo Berlusconi, con la riforma del federalismo fiscale, con la riforma della Scuola e dell'Università, ecc., sta creando i presupposti per la realizzazione di un Sistema-Paese più competitivo a livello internazionale, in un mondo in cui la globalizzazione degli scambi commerciali e culturali, ampliata dalla comunicazione diffusa, si è trasformata in glocalizzazione, ossia in una possibilità, da parte dei territori, di proporre le proprie peculiarità ed eccellenze nel contesto globale. Glocal è, quindi, il tratto distintivo della realtà locale che si difende in un mercato globale che è destinato a definirsi in regime di oligopolio in ogni suo ambito, poiché l’offerta del bene viene sempre più perfezionata in base alla sua capacità di intercettare una domanda che aumenta proporzionalmente al numero dei Paesi che sfidano la competizione economica globale. Gli Stati che rimangono esclusi da questa contesa economica subiscono la migrazione dei loro popoli alla ricerca del benessere verso i nostri centri urbani.

L’attualità ci ha ormai insegnato che le nostre città sono soggette ad un mutamento sociale che impone un processo di integrazione tra le culture del mondo senza che esse mettano a rischio il patto di convivenza sociale su cui si basano le comunità locali. L’indirizzo politico che un sindaco e la sua Giunta darà alle amministrazione comunale sarà, quindi, fondamentale. Votare la Moratti a Milano come Lettieri a Napoli significherà scegliere un modello di governo in cui la sicurezza dei cittadini ed il rispetto delle nostre radici culturali sono il fondamento della pace sociale, in cui la concretezza del buon governo si traduce in un'offerta di servizi pubblici capace di soddisfare le esigenze dei cittadini, un'offerta che sia arricchita anche dalle eccellenze del privato, in cui la solidarietà sociale non emani unicamente dal Pubblico, ma sia assecondata, sulla base del principio di sussidiarietà,  da quest’ultimo attraverso i servizi delle realtà associative che il territorio esprime.

Il modello di governo liberale del centrodestra difende la famiglia come primo nucleo della società e crede che l’iniziativa privata debba essere promossa attraverso un buon governo delle città che sia capace di garantire sicurezza, di stimolare lo sviluppo economico e sociale del proprio tessuto urbano senza un’inasprimento delle aliquote tributarie ed innescando un processo di sussidiarietà tra Pubblico e Privato che determini una risposta efficace alle problematiche che la realtà globale ci presenta. Pisapia a Milano, De Magistris a Napoli, invece, hanno un comune filo culturale che li unisce su cui si fonda una concezione di governo della società in cui il Pubblico è il centro regolatore della vita sociale ed economica della società. E quindi le risposte ai drammi della globalizzazione non possono che essere espressione del Pubblico e ciò, oltre a determinare un aumento delle imposte, alimenta un approccio di governo in cui il ceto politico al potere si fa promotore di un modello sociale frutto della sua formazione politica ideologica più che delle istanze della società.

La sinistra che si presenta ai ballottaggi coniuga ancora il sogno di realizzare un mondo alternativo alla protesta derealizzata con la volontà di affrontare i problemi della realtà contingente, senza che però la sintesi di questi due approcci produca proposte concrete. De Magistris a Napoli promette la risoluzione dello scandalo spazzatura avviando la raccolta differenziata, che egli intende portare al 70% in un anno senza l’ausilio di termovalorizzatori partenopei, sperando, forse, che basti un’ordinanza comunale a risolvere il problema; Pisapia a Milano intende difendere la convivenza sociale istituendo dei centri pubblici di assistenza sociale e, in barba alla necessità di garantire maggiore sicurezza contro la crescente microcriminalità, si propone di spogliare la Polizia municipale dei suoi  compiti di pubblica sicurezza, relegandola alle sue  funzioni originarie: traffico, polizia annonaria, viabilità. Non solo, l'avvocato di De Benedetti intende dare sfogo ai suoi dettami multicuralistici proponendo la costruzione di una moschea senza dichiarare però il luogo in cui vorrebbe insediarla, e questo dato esemplifica come l’arroganza intellettuale della sinistra possa sì sedurre alcuni ambienti altolocati un po’ radical chic, ma difficilmente le fasce sociali meno abbienti che vivono sulla propria pelle il confronto tra le culture del mondo.

La Moratti, invece, propone la croncretezza di un percorso di sviluppo per Milano che dia a questa città un sempre maggiore respiro internazionale: in questo senso l'attuale Sindaco, portando l’Expo internazionale nella città meneghina, ha dimostrato di avere le idee chiare, raggiungendo un traguardo che ha già consentito e consentirà di aumentare le infrastrutture nella mobilità urbana, che ha accresciuto le potenzialità di una città che parla al mondo senza aumentare le tasse.

Lettieri a Napoli si fa promotore di quella civiltà che distinse l’antica capitale borbonica e che si affermò per la sua cultura, una cultura che oggi, purtroppo, è sommersa dai rifiuti a causa di quegli amministratori di sinistra che sino ad ora hanno governato senza preoccuparsi di sanare le emergenze. Lettieri ha presentato ai suoi cittadini proposte sensate, come quella di costruire un termovalizzatore per ripulire Napoli, introducendo così una vera discontinuità nella prassi di governo del capoluogo partenopeo, che dal terremoto degli anni ’70 ha dovuto assistere ad una gestione amministrativa meramente clientelare.

Il voto di questo fine settimana deciderà le sorti di molte città, la scelta, in ultima istanza, sarà tra due modelli di governo: quello che predilige abbandonarsi al sogno e quello che, al contrario, intende offrire riposte tangibili ai problemi della realtà. La demagogia delle intenzioni oniriche rende la sinistra insensibile alla vera cultura dei bisogni a cui il centrodestra, in questi anni di crisi, si è ispirato per condurre la sua politica, parlando un linguaggio a volte essenziale, ma estremamente concreto. Ed è solo con la politica dei fatti che si potrà offrire un futuro alle nostre città e all'Italia intera. 




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