Nel suo ultimo sondaggio SWG accredita il Movimento 5 Stelle al 7,2%, a fronte di un astensionismo che supera il 40% (fonte: Libero). Allo stato attuale delle cose il «non partito» di Beppe Grillo risulta, di fatto, il vero «terzo polo».
Evidentemente è necessario prendere atto del fatto che la debordante retorica sulla cosiddetta «antipolitica» propalata ai quattro venti dalla sinistra «politica» non ha pagato.
Questo per una semplice ragione: cosa significa attribuire la qualificazione di «antipolitico» ad un movimento?
Tale attribuzione può riguardare tre elementi distinti ma correlati: il programma, le modalità espositive del medesimo e il rapporto con gli altri partiti/movimenti avversari.
Qualificare pertanto come «antipolitico» l'approccio dei grillini corrisponde ad un autogol inequivocabile: il programma da loro proposto, infatti, non risulta sostanzialmente divergente da quello di SEL o del partito di Ferrero, sia dal punto di vista delle politiche ambientali che della politica economica; l'attitudine picaresca di Grillo e dei suoi sodali è assimilabile a quella di Antonio di Pietro o della Lega prima maniera, caratterizzato cioè dal populismo viscerale e da una non troppo dissimulata volontà forcaiola (in questo Grillo risulta anzi più «sobrio» rispetto all'ex magistrato...); il rapporto con gli altri partiti è nettamente conflittuale, va da sé, ma lo è davvero in maniera così tanto parossistica rispetto a IDV o alla galassia della sinistra attualmente extra-parlamentare? Così non pare.
In definitiva se Grillo è incarnazione metafisica dell'antipolitica, allo stesso identico modo lo sono, forse in misura maggiore, tutti i partiti se escludiamo l'UDC e il PDL.
Si, perché pure il PD, che a Grillo paga il maggior fio, ha vissuto, e fino a non molti mesi fa, la sua «gioiosa stagione» antipolitica, dall'antiberlusconismo d'assalto che lo ha lasciato privo di un programma spendibile alla caduta dell'odiato Cavaliere alle accorate e strazianti grida della Senatrice Finocchiaro che cita a sproposito Jan Palac.
Possiamo anzi dire che l'antipolitica, la quale oggi tanto turba gli agitati sonni di Bersani e fa inorridire i terzisti benpensanti di Stampa e Corriere, è figlia legittima di un Partito Democratico che ha lasciato in giro più «orfani» di un battaglione di Ussari, incapace come è stato di incarnare in maniera coerente, organica e credibile gli ideali di una sinistra moderna e riformista.
Ma, al di là degli estenuati colpi di coda che Bersani stancamente mena per evitare l'ennesimo esodo (con le amministrative alle porte, poi...), la reazione che più colpisce è proprio quella dei terzisti, dei salottieri editorialisti che, contro ogni ragionevole previsione, continuano a sperare con gli occhietti lucidi d'emozione nell'avvento del «Soteròs» Montezemolo...o, in alternativa, del Paraclito Passera. Federico Geremicca de «La Stampa» a SkyTg24 non esclude infatti che se Grillo «dovesse andar bene alle prossime amministrative e diventare in qualche modo un pericolo per le prossime politiche, anche il Movimento di Beppe Grillo possa avere problemi, perché anche Grillo in passato è stato fatto oggetto di qualche contestazione circa i suoi stili di vita, i megayacth eccetera. Il problema insomma è che non si salva nessuno».
Affermazioni inquietanti che sfiorano il limite della minaccia, poiché se si stabilisce un legame o, meglio, un nesso causale tra «l'andare bene alle amministrative», il «diventare un pericolo (!!!) per le prossime politiche», e «l'avere dei problemi» (presumiamo di carattere giudiziario, visto il riferimento agli «stili di vita»), si delinea un contesto, questa volta si, pericolosamente antipolitico.
Pare proprio che Geremicca abbia una fretta del diavolo di mettere una marea di carri davanti ai famigerati buoi: perché? A quale scopo?
Forse sarebbe meglio «arrendersi» all'idea che il Movimento 5 Stelle è, di fatto, un soggetto politico a tutti gli effetti il quale, vuoi per il qualunquismo oggi imperante, vuoi per le frizioni socio-politiche che sono naturaliter conseguenti all'instaurazione di un governo tecnico la cui cifra distintiva è la severità fiscale, ha coagulato un consenso di tutto rispetto e risultati elettorali significativi (a Torino, Bologna, Rimini, alle Regionali in Piemonte ed Emilia). Non ha perciò molto senso liquidare come «antipolitico» un movimento che numericamente è cresciuto e sta crescendo, né considerare, alla stregua di quanto fecero i DS prima e il PD poi con Forza Italia e il PDL, i suoi elettori, simpatizzanti e sostenitori alla stregua di una massa imbelle, antropologicamente deficitaria e impresentabile. Sono semplicemente avversari politici, e come tali vanno trattati se li si vuole battere e contrastare.
Problema, per altro, che riguarda squisitamente la giurisdizione domestica del PD, di SEL e di IDV: genitori biologici di un figlio che oggi vogliono a tutti i costi disconoscere...
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