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Numero 489
del 26/08/2012
Le "alleanze di fatto" tra Casini, Bersani e Vendola PDF Stampa E-mail
! di Luigi Rossi
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giovedì 02 agosto 2012

Qualche nostalgico elettore di sinistra conserverà nel cassetto la foto di Vasto, l’immagine di un’alleanza politica ed elettorale ormai morta, ma, a onor del vero, forse mai nata. Pd, Idv e Sel, parlando di sigle. Bersani, Di Pietro e Vendola giocando con le figurine. Ciò che oggi resta di quella fotografia, all’indomani dell’incontro tra il leader di Sinistra e libertà e il segretario del Partito democratico, è un abbraccio simbolico tra Bersani e Vendola. Un’unione dalla quale non è escluso, anzi, alla quale è addirittura invitato Pierferdinando Casini.

Prosegue sulla sua strada, quindi, Bersani, impegnato a costruire un’alleanza elettorale che metta sulla stessa barca vecchi nostalgici del Comunismo e democristiani della Seconda Repubblica ancora in cerca d’identità. Prosegue sulla sua strada e il tempo sembra dargli ragione, se è vero che poche settimane fa Casini è uscito allo scoperto parlando esplicitamente, in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, di una possibile alleanza con quelle forze che ha definito progressiste. Occorre però fare una serie di distinguo. Il primo è lo stesso Niki Vendola a suggerirlo, quando ammette che l’alleanza con l’Udc è possibile, ma di certo difficile. Vendola comprende che la sua base elettorale non vede di buon occhio un patto con l’Udc. Se fosse poi stato necessario consultare gli elettori per sapere cosa ne pensassero, internet ci consente di testare l’umore delle masse in tempi rapidi, quasi in diretta. E l’esito del referendum è negativo: la base di Sinistra e libertà è in rivolta, non vuole sentire parlare di Casini.

Il paradosso è che nemmeno Casini vuole sentire parlare di Sel e di estrema sinistra. Tanto è vero che il gioco di ammiccamenti e incertezze, avvicinamenti e allontanamenti tra Casini e Bersani non sembra ancora arrivato al capolinea. Un estenuante gioco di seduzione che probabilmente finirà solo il giorno prima della consegna delle liste elettorali. Elettorali, sì perché quanto stanno dichiarando in maniera esplicita i protagonisti di questo balletto, è che tutto dipenderà dalla legge elettorale.

Non stiamo assistendo, quindi, ad un’alleanza politica sulla base di un progetto condiviso e comune, ma ad una formazione unita dal solo intento di vincere le elezioni contro le forze di centrodestra. E poco importa se il giorno dopo Bersani si troverà a lottare con tutti per assegnare ministeri e poltrone, se su quasi tutto sarà costretto a inventare baratti o a subire veti incrociati che renderanno impossibile il governo del Paese.

L’antipasto lo abbiamo già sorbito nelle scorse settimane, assistendo ad una stucchevole querelle sul riconoscimento dei matrimoni per gli omosessuali. Se su questa querelle si divide il Partito democratico, che succederà quando l’alleanza si allargherà a sinistra e al centro? Vendola apre, ma lascia trasparire qualche dubbio, Casini prende tempo, ancora tempo,e Bersani? Bersani stringe le mani e si sfrega le mani convinto di stare costruendo l’Invincibile Armada, sottovalutando il malumore nel suo stesso partito. Di chi non vuole i centristi, di coloro che temono Vendola e, soprattutto, dei veltroniani, ovvero di quanti immaginavano un partito a vocazione maggioritaria che non fosse vittima dei ricatti dei partitini, dei cespugli, il contrario di quanto stanno costruendo Bersani e D’Alema. Ma torniamo alla foto di Vasto.

Che fine ha fatto Di Pietro? Prima ha deciso di mettersi all’opposizione di Monti, criticando la scelta di Bersani, poi ha assunto toni sempre più pesanti anche con i suoi stessi ex alleati, appiattendosi su posizioni sempre più vicine a quelle di Grillo. Ha provato a lanciare l’invito ad una crociata con una santa alleanza con Grillo e Vendola, velocemente rispedita al mittente da entrambi. Una mossa quasi disperata che dimostra che Di Pietro capisce che nel futuro scacchiere lo spazio per la sua voce giustizialista e populista è sempre più stretto. Bersani non può che essere soddisfatto, perché in questo modo può presentarsi alla porta di Casini con un vassoio con la testa del povero Di Pietro.

A Casini basterà per superare i suoi dubbi di compatibilità con Sel? Mentre il balletto va avanti, l’incertezza che regna a sinistra potrebbe rivelarsi positiva per il centrodestra. D’altronde l’elettore oggi più che mai chiede chiarezza. Queste alchimie elettorali stancano o non interessano le persone che alla politica chiedono risposte: come usciremo dalla crisi? Quale immagine ci proponete dell’Italia del futuro? Meglio lasciare il pallottoliere agli altri e definire una proposta concreta per il futuro del Paese. Questo forse oggi non basta per vincere, ma non è detto che conduca alla sconfitta.




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