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Il massimo tribunale eretto dall’Unione Europea per tutelare la dignità della persona difende come un diritto umano fondamentale la possibilità di decidere arbitrariamente chi è degno di vivere e chi no utilizzando la legge italiana che consente l’uccisone di un bimbo nel grembo di sua madre. È questa la sostanza del pronunciamento della Corte Europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo che ieri ha giudicato incoerente la Legge 40 dell’ordinamento giuridico italiano sulla procreazione assistita facendosi scudo della Legge 194 che permette l’aborto.
Come fa, ragiona infatti la Corte, una coppia italiana che ricorra alla fecondazione artificiale a vedersi negare quella diagnosi medica preimpianto con cui sono diagnosticabili malattie del feto tali da poterla spingere a evitare la gravidanza laddove poi invece, una volta che la gravidanza fosse avviata, e qualora nella creatura si manifestasse una malattia così turpe, le è possibile sopprimere il concepito?
Al confronto i totalitarismi della selezione razziale sono una bazzecola: perché oggi il più scellerato dei crimini lo consentono le leggi della democrazia reale. Di per sé, infatti, la sentenza della Corte europea una sua logica, per quanto perversa, ce l’ha: ma è trarne con freddezza asettica le conseguenze che ha del nazista.
Il mondo dell’uomo è per natura imperfetto. Fa acqua ogni intrapresa umana. Ci sono buchi, falle ed errori disseminati ovunque in ciò che l’uomo fa, dice, compie, omette. Ma questo è il dato di partenza delle cose, non la loro conclusione.
Il bene e il bello che si annidano sempre anche in ciò che più goffamente l’uomo fa è che nel male inevitabile che egli dissemina ovunque è possibile scorgere anse di positivo, oasi di pace, ancore di salvezza.
La Legge 40 non è una buona legge. Buone leggi su temi così non è umanamente possibile farle. Meglio sarebbe, paradossalmente, nessuna legge. La Legge 40 è dunque una legge e basta. Ha ombre e luci, limiti e virtù. Ciò che però davvero conta è il perché una legge come la 40 esiste nell’ordinamento italiano al posto di quella vacatio appena qui sopra auspicata come migliore di una legge ancora peggiore. Infatti la Legge 40 c’è perché in un certo momento della nostra storia, di fronte al montare tracotante d’ideologie perverse che farebbero volentieri scempio ogni momento della vita umana innocente e indifesa, qualche rattoppo si è provato a metterlo. Certo, si possono fare ricami più sontuosi, cuciture più eleganti, giunte meno stridenti, ma intanto il tessuto tiene. Non è indistruttibile, le sue maglie non sono ferree, ma tiene. Tiene tanto da impedire qualche abuso in più di quelli che già si commettono, tiene tanto da far incaprare i dispregiatori sistematici della dignità umana, tiene tanto da salvare qualche vita umana in più.
Ovvio che la Legge 40 che tutela solo un po’ l’embrione umano stride con la Legge 194, che è una legge cattiva, che consente la soppressione di quello stesso embrione solamente un po’ più cresciutello: ma questo lo si sapeva anche prima. La colpa non è del po’ di bene che può fare la Legge 40, ma del molto male che permette la Legge 194. Il fatto che a monte di quel po’ di bene che consente la Legge 40 vi sia il troppo male permesso dalla Legge 194 non consente a nessuno di dire «perisca Sansone con tutti i filistei». Il migliore dei mondi possibili è un’utopia dannosa e un tarlo della mente. Lo sforzo di rendere un po’ più accettabile il mondo in cui viviamo è invece l’eroico esercizio quotidiano di grande virtù.
Gloria dunque a chi in Italia è riuscito nel 2004 a varare almeno la Legga 40 così-e-così, e a quei 37 milioni di cittadini italiani che al referendum del 2005 hanno preferito andarsene al mare invece che correggere un torto con un danno. Soprattutto perché, mentre salvava qualche embrione umano in più, quella gente italiana ha messo con le spalle al muro chi ha varato e permesso, e oggi ancora sostiene come se nulla negli anni fosse successo, l’abortiva Legge 194. È per non avere più le terga scoperte a proposito di 194 infatti che ora ci si affanna a voler cancellare persino ogni minima traccia di 40.
Perché mai, del resto, dovrebbe essere (come dice la Corte Suprema dei diritti umani) quella Legge 40 che un po’ la vita umana la difende a risultare incoerente con la Legge 194 che della vita consente invece la soppressione, e non l’arbitrio di morte permesso dalla 194 a mostrarsi incompatibile con il po’ di diritto alla vita garantito dalla 40?
Da quando il diritto dell’uomo da tutelare è quello alla morte anziché quello alla vita? Da quando chi difende i diritti dell’uomo si regola in base alla morte e non alla vita? Da quando la logica della difesa dei diritti dell’uomo parte dall’arbitrio della morte invece che dalla bellezza della vita?
Ma la Corte Europea dei diritti dell’uomo la pensa così, e ne va preso atto. Essa pensa che valgano più il rigore formale e il formalismo giuridico che la sostanza. Ragiona come quel tale che per strada nega il tozzo di pane al morto di fame che prima non si è lavato le mani. La cosa migliore che adesso possa fare il governo italiano è presentare immediato ricorso contro i proibizionisti della dignità piena della vita umana che siedono a Strasburgo applauditi da certa politica senza classe nostrana. In Italia, infatti, c’è una legge. Bruttina sì, ma ogni scarrafone è bello a mamma sua.
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