freccia_long
Numero 499
del 12/11/2012
Ma dove sta andando la sinistra PDF Stampa E-mail
! di Francesco Natale
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martedì 06 novembre 2012

C'è una nuova parola che viene ripetuta come un mantra ad ogni livello, trasversalmente, dalle sezioni più periferiche e minuscole alla segreteria nazionale del «gran partito». Una parola che, da sola, ha preso il posto di una intera agenda politica, di un intero programma, di una intera e sbandieratissima tradizione politica «altra»«diversa», moralmente ed antropologicamente, rispetto a quella di qualunque altro soggetto politico.

Tutto in pensione: dibattito, programmi, storia. Oggi bisogna fare largo alla «partecipazione» o alla sua variante ancor più ecumenica: la «compartecipazione». Enumerare tutte le ragioni per le quali il partito più rigido e accentratore della nostra storia repubblicana, indipendentemente dalle denominazioni che si sono succedute negli anni, stia tentando di riciclarsi come movimento post-referandario sarebbe lavoro lungo ed estenuante e, data l'evidenza di certuni fallimenti politici che hanno comportato la necessità vitale di mutare forma (se non sostanza...), neppure troppo utile. Limitiamoci qui a prendere atto di due cose: la prima è che la «partecipazione» è passata dallo stato di mito a quello di religione pratica, coi suoi bravi dogmi, la sua liturgia, le sue sacre scritture; la seconda è che, come sempre accade da decenni al PD-PDS-DS, il nuovo «mito vivente» (prima c'erano le primarie, prima ancora l'Europa, prima ancora l'Internazionale...) si nutre di esterofilia.

La nuova frontiera di sussistenza della sinistra «moderna», non solo pdina, in Italia sta tutta qui, in questa parolina magica che di per sé non significa nulla, ma che accomuna tutte le parti in causa, da Bersani a Renzi, passando per Vendola, Bindi e Tabacci, da Scalfarotto a Serracchiani, da Ferrero a Grillo. Fateci caso: assistiamo quotidianamente ad una debordante valanga di «partecipazioni»: programmi partecipati, bilanci partecipati con annessi assessori a gestire sì importante dicastero, dialogo partecipato, decisioni partecipate, soluzioni partecipate, primarie partecipate, regole partecipate e, soprattutto, essenza della nouvelle vague sinistrorsa, referendum partecipati. Chinare il capo, please.

Una «nuova onda» che vive di infatuazione perenne nei confronti di Francia, Nord Europa e, soprattutto, Svizzera, paese dove non esiste quorum referendario e dove la popolazione cantonale ha diritto di esprimersi praticamente su ogni singolo aspetto della vita istituzionale del Paese. In Francia, poi, ogni controversia riguardante l'apertura di cantieri per opere pubbliche, viene risolta da apposite agenzie le quali (pagate dai contribuenti nella misura del 3% del valore complessivo dell'appalto...), effettuano una attenta ponderazione delle motivazioni di favorevoli e contrari, quindi redigono due relazioni antitetiche che vengono inviate a tutti i cittadini delle comunità coinvolte, i quali solo dopo aver ricevuto tale malloppo tecnico potranno pronunciarsi sull'opera in questione. Mirabile, niente da dire. Se non dovessimo realisticamente valutare l'aumento di costi significativo che la procedura comporta nonché l'inevitabile ritardo che graverebbe sulla effettiva realizzazione dell'opera in oggetto. A voler esser poi particolarmente maligni si potrebbe pure sindacare sulla effettiva terzietà delle agenzie di valutazione del caso e, soprattutto, ci sarebbe parecchio da dubitare sull'idea di rendere comuni cittadini tecnici esperti, fatti e finiti con la semplice lettura di due relazioni antitetiche ed equidistanti, come se questo tipo di informativa bastasse per «democratizzare» in maniera definitiva una consultazione referendaria.

Sembra roba improponibile (si spera...) nel nostro Paese, ma dobbiamo ricordare che a causa di una madornale svista dei nostri padri costituenti il referendum propositivo è strumento legislativo residuale per i Comuni, ad esempio: come se già non bastassero i TAR, proviamo ad immaginare cosa riuscirebbe a fare un comitato referendario «partecipato» nell'ambito di situazioni critiche quali la gronda di Ponente sopra Genova, l'EXPO a Milano, l'ipotetico ponte sullo Stretto, la estenuante questione TAV? Ma al riguardo l'importante è, una volta di più, la «partecipazione»: come se il risultato, oggettivo ed incontrovertibile, di una partita di calcio fosse deciso non dal numero di goal segnati bensì sulla base di una partecipativa alzata di mano.

Siamo nuovamente alla prevalenza del «metodo» sulla Realtà, al primato della «teoria» che rende ancillare la pratica: stessa storia, comunista prima «democratica» poi, che si ripete, seppur adeguandosi linguisticamente alla nuova mitografia redatta da soggetti come Beppe Grillo che, o miracolosa eterogenesi dei fini, ha costretto la sinistra intera a seguirlo sul suo campo minato fatto di «partecipazione si, ma comando io!». Il tutto motivato dalla più semplice delle ragioni: l'assenza totale di una linea politica chiara, organica, efficace, spendibile, convincente.

Come supplire ad una lacuna così esiziale per un partito politico? Semplice: illudendo il potenziale elettore di contare davvero qualcosa, di avere effettiva voce in capitolo, di proporgli come fosse ambrosia la melassa stantia dei comitati, dei sottocomitati, delle riunioni paracondominiali. Strategia caratteristica di una «politica» che non solo non ha pressoché più nulla da dire, ma, ed è questa la cosa più grave e potenzialmente dannosa, nemmeno ha il coraggio di assumersi la responsabilità diretta di quel poco che dice.

La classe dirigente di un partito, così come gli eletti ad ogni livello dovrebbero in primo luogo assumersi le responsabilità che derivano dal mandato ricevuto: ma il nuovo «credo», imponendo lo stato di consultazione permanente, alla fine funziona da scriminante, da alibi potenziale per esimere da responsabilità e, ancor di più, dall'obbligo di conseguire risultati. Una «politica», in definitiva, che dietro al mellifluo e surreale intento di accontentare tutti mira in realtà solo a sopravvivere a sé stessa, come sempre...da sempre...




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Commenti (1)
1. 11-11-2012 17:31
Ma dove sta andando la sinistra
Analisi assolutamente condivisibile. Bravissimo e puntuale come sempre l'Autore di questo articolo.
Scritto da Angelina pistillo

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