Pochi giorni fa Beppe Grillo ha lasciato intendere che un ottimo Presidente della Repubblica sarebbe Antonio Di Pietro. Una sparata talmente suggestiva che un comico di razza come Neri Marcorè ne ha immediatamente approfittato per costruirci un divertente sketch. Nemmeno il tempo di godersi lo spettacolo di Neri Marcoré o di leggere sui giornali di un possibile, se non addirittura probabile, apparentamento tra Movimento 5 Stelle e Italia dei Valori, che il comico genovese ha mescolato le carte. Sul suo blog ha infatti chiarito – in una vera e propria «guida for dummies» sul suo movimento – che, malgrado l’amicizia con l’ex magistrato di Mani pulite, il M5S «non si alleerà né con l'Idv, né con nessun altro». La ragione è illustrata: «Il M5S vuole sostituire il Sistema dei partiti con la democrazia diretta. In sostanza vuole la fine dei partiti basati sulla delega in bianco».
Molti interpreteranno questo come un semplice chiarimento relativo alle sue precedenti dichiarazioni, storpiate dalla stampa o da analisti politici, una forma «grillina» di smentita o di puntualizzazione del suo pensiero. Una lettura che non mi convince.
Utilizzando una metafora teatrale, Beppe Grillo non è attore da improvvisazione. Solo apparentemente è un impulsivo o quanto meno ha la straordinaria dote di saper incanalare la propria impulsività in un canovaccio scritto a tavolino da una mente fredda e analitica. Casaleggio o chi per lui. Raramente Grillo si lascia trasportare da quel rito di dichiarazioni, precisazioni, smentite, letture equivoche, correzioni, di cui vive, nel bene e nel male, qualsiasi politico. Ecco perché tanto più le sue dichiarazioni sembrano sparate, tanto più significa che nascondono una strategia definita e precisa. Una controprova? Per quale altra ragione, oltre alla volontà di negarsi a qualsiasi confronto pubblico, Beppe Grillo nega la sua partecipazione, e quella dei suoi adepti, a qualsiasi talk show televisivo? Ancora una volta cito il decalogo pubblicato sul blog del comico genovese: «T come Televisione: non sono «vietate» interviste di eletti del M5S trasmesse in televisione per spiegare le attività di cui sono direttamente responsabili. E' fortemente sconsigliata (in futuro sarà vietata) la partecipazione ai talk show condotti abitualmente da giornalisti graditi o nominati dai partiti, come è il caso delle reti Rai, delle reti Mediaset e de La7».
Nessun confronto pubblico, nessuna risposta a domande sgradite o a cui non si sa rispondere e, non da ultimo, la certezza di rimanere fedeli alla strategia definita a tavolino.
Tornando al principio, quale strategia penso che si nasconda in queste mosse? Semplice, Grillo si sta «mangiando» il partito di Di Pietro. Le elezioni siciliane sono state il punto di partenza: trionfo dei grillini ed erosione del partito di Di Pietro, il cui numero due, Leoluca Orlando, è stato, da pochi mesi, eletto sindaco del capoluogo della regione. Contemporaneamente stampa e televisione si accaniscono con la poca trasparenza e il malaffare dell’Idv. Il partito ne esce malconcio, si paventa l’ipotesi di scioglimento, la dirigenza si spacca e altri big iniziano ad abbandonare la nave che affonda. Da Sel e Pd non arrivano parole di conforto, perché la rottura è ormai sancita definitivamente. Questo è il momento in cui interviene Grillo, proponendo la candidatura di Di Pietro alla più alta carica dello Stato. Una mano tesa all’amico? No, il decisivo affossamento dell’Idv.
Grillo non ha mai pensato di caricare sulla sua nave l’ex magistrato. In primo luogo, perché anche lui fa parte del sistema da spazzare. Secondo, perché due padri padroni sotto lo stesso tetto non possono stare. Terzo, perché la presenza ingombrante di Di Pietro sposterebbe l’asse del M5S su estremismi che, in questo momento, gli farebbero perdere voti. Non perché il M5S non sia estremista, ma perché, ad oggi, è in grado di pescare da una parte e dall’altra. Meglio, molto meglio, approfittare della debolezza dell’amico, lanciare l’amo e portare a sé altri elettori delusi dall’Idv.
Le ultime due riflessioni offrono una serie di spunti a cui qui posso solo accennare. Che Grillo sia la calamita per elettori delusi di centrodestra e centrosinistra è fuor di dubbio. Ma la delusione, si spera, non può durare per sempre.
La scarsa affezione alla politica e la ancor più scarsa affluenza alle urne sono la cornice che ha permesso a Grillo di crescere esponenzialmente. Ma fino a quando? E, soprattutto, come è possibile recuperarli? Il superamento dell’attuale crisi della politica passa anche per la risposta a queste domande.
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