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Numero 531
del 05/09/2013
Riflessioni sulla strage di Sandy Hook PDF Stampa E-mail
! di Marco Respinti
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domenica 30 dicembre 2012

L’assurda strage nella scuola elementare Sandy Hook di Newtown, nel Connecticut, impone oggettivamente una riflessione. Ma il tema è spinoso, e in qualsiasi modo lo si affronti si rischia la retorica, l’ideologia o, peggio ancora, l’incomprensione. Sono altresì certo che quel che sto per scrivere verrò frainteso, magari persino da qualche amico. Nondimeno, davanti a fatti gravi come quello accaduto il 14 dicembre negli Stati Uniti occorrono discernimento e lucidità. Perché ciò che è successo in quell’altrimenti tranquillo angolo della Nuova Inghilterra è nientemeno che lo scatenarsi dell’orrore del male di cui l’uomo è misteriosamente capace. Il male gratuito, fine a se stesso, distruttivo e senza senso, come ha puntualmente detto Papa Benedetto XVI all’Angelus.

Solo l’uomo è capace di praticare il male con tanta efferatezza e determinazione, e questo perché l’uomo è libero come invece non lo sono le altre creature, tutte necessitate, del mondo che ci circonda. Il male enorme e mostruoso di cui è capace la libertà umana è del resto lo specchio esatto del bene enorme che quella sua stessa libertà è in grado di compiere. L’uomo, l’unico essere terrestre capace di Dio, è, proprio in ragione di quella sua capacità unica, capace anche di un bene e di un male senza pari. Le ragioni dell’uno e dell’altro affondano però nel più profonda del suo animo, e non vi è struttura sociale o legge, spiegazione o interpretazione, filosofia o ideologia che basti a spiegarle. Nell’infinto mistero del suo cuore che lo fa simile a Dio, l’uomo è capace di compiere il bene per se stesso così come il male per se stesso. I ragionamenti servono ovviamente a descriverne i comportamenti, ma nessuno, nemmeno il più raffinato riesce a spingersi oltre la superficie e penetrare le vie misteriose del cuore. Per questo non vi è altro modo se non la grandezza della libertà umana stessa che possa arginare il male facendo il bene.

Si possono opportunamente ideare freni, trovare ammortizzatori ed escogitare lenitivi, ma il male in quanto tale resta una libera scelta dell’uomo che nulla può mai estirpare completamente. Davanti al suo scatenarsi, ci si sente impotenti e tutti vittime, ma il rimedio migliore è quello di guardare il male diritto negli occhi, di non censurare nulla dello scandalo profondo che esso provoca, di non cercare fughe vane invocando interventi straordinari d’ingegneria sociale, politica o giuridica che in realtà nulla possono. La strage di Newtown è avvenuta perché l’uomo, tutti gli uomini, anche voi e io, portiamo nel cuore, in ogni istante della nostra esistenza, la diabolica capacità di distruggere, ammazzare, ferire e rovinare il bene che altrimenti possiamo fare. Un antico adagio ricorda del resto che affinché il male trionfi è sufficiente che le persone buone se ne stiano con le braccia conserte a far nulla. Il possesso libero delle armi che vige negli Stati Uniti con la strage di Newtown non c’entra insomma alcunché. Non è perché negli Stati Uniti le armi si possono vendere e comperare liberamente che uno squilibrato (appunto) decide di sparare su una folla inerme di bambini, mietendo 26 vittime fra grandi e piccini. Non è perché all’angolo delle vie americane c’è un negozio di armi che la violenza omicida dell’uomo si scatena. Non è perché negli Stati Uniti si possono comperare pistole e fucili che un uomo decide di compiere il male. Non è perché là si può legalmente e a certe condizioni girare armati che le persone scelgono d’impiegare male la libertà di cui Dio li ha dotati affinché facciano il bene. Nel Giardino dell’Eden non vi erano armi, ma solo una mela. Il serpente, Eva e Adamo hanno fatto tutto senz’armi.

L’Undici Settembre ci ha poi ricordato che anche una posata di plastica del servizio di cabina sugli aerei può essere trasformata in un’arma di distruzione di massa. E i Paesi in cui l’acquisto, il possesso e la detenzione di armi è illegale non sono affatto esenti dal male più efferato. Guardiamo l’Italia. Per troppi, lunghi anni di piombo e di terrore è stata sconvolta da inaudite violenze private, con nessun pari nel mondo occidentale. La criminalità organizzata ha avuto la capacità di scatenare momenti di ferocia senza pari, e ancora oggi non ne ha perso il gusto. Bombe nelle piazze delle città, ordigni sui treni, esplosivi davanti alle scuole; sparatorie, agguati, assalti; bande armate ideologiche, malavitose e addirittura baby: nulla di tutto questo è accaduto ed è tornato puntualmente a ripetersi perché in Italia sono lecite la compravendita e il possesso di armi. Tutto ciò è accaduto, e continua ad accadere, perché l’uomo può e quindi talora vuole compiere il male. Qualunque uomo. Vogliamo forse metterci a vedere se sia più grave la strage di Newtown oppure una madre che annega i figli in un lago o li getta dal balcone, o ancora le risse quotidiane in cui lui ammazza lei o viceversa, oppure uccide i figli e poi si suicida, e via di questo passo?

Gli americani proprio questo temono, il male; e proprio per questo da loro il possesso di armi è da sempre un irrinunciabile diritto costituzionale, perno della democrazia di cui gode il Paese al pari di tutti altri diritti costituzionali fondati sul primo, la libertà religiosa. Nata da un realismo antropologico forgiato sul magistero della Rivelazione cristiana, la Costituzione degli Stati Uniti è stata scritta al contrario delle altre (compresa “quella più bella del mondo”…). Non impone un percorso, rimuove ostacoli al cammino. Non dice cosa fare tassativamente per non essere cattivi, ma cosa è meglio non fare per essere buoni. Non stabilisce il bene e il male, li rispetta ponendo l’uomo nelle condizioni più appropriate affinché faccia altrettanto. Siccome la cultura che l’ha forgiata ha imparato, prima, alle lezioni del catechismo, che il cuore dell’uomo è misterioso, la Costituzione americana evita di affidare all’uomo il potere assoluto sugli altri uomini. Sa che lo Stato può svolgere una funzione positiva, e talora essere anche un piccolo male necessario, a patto che non venga lasciato libero di crescere abnormemente in orrore assoluto. Sa che le maggioranze possono essere dispotiche quanto tiranniche possono essere le minoranze. Sa che il numero non sempre fa la forza e mai la verità. E sa pure che l’uomo è affidabile quando il suo potere è limitato. Per questo evita di consegnare il monopolio dell’uso della forza tanto allo Stato e al suo braccio armato (forze dell’ordine ed esercito) quanto ai terroristi e al crimine organizzato.

Agli occhi di un americano desta il massimo sospetto il fatto che il possesso personale delle armi sia sempre stato bandito da qualsiasi potere totalitario e da ogni democrazia incompiuta dove il governo è ben lungi dall’essere limitato e temperato. Anche l’eguaglianza tra Stato e cittadini nel possesso delle armi fa parte di quell’equilibrio fra i poteri di cui le istituzioni americane sono maestre riconosciute. L’idea di un cittadino inerme alla mercé dello Stato armato o della criminalità è per gli americani un attentato concreto ai diritti della persona. Per compiere il male l’uomo non ha del resto affatto bisogno di leggi che permettano la compravendita e il possesso personale delle armi. I banditi e i terroristi, così come gli strumenti coercitivi degli Stati totalitari, non hanno per nulla necessità del porto d’armi. I terroristi, i banditi e gli Stati totalitari stanno per definizione al di sopra e al di fuori di ogni legge, positiva, naturale, divina. Gli unici che invece abbisognano di buone leggi non totalitarie e monopoliste sono le persone buone. Davanti a leggi così, i buoni si pongono poi con tutta la propria libertà. Che è sempre un rischio, il rischio uomo. Con l’uomo ha deciso di rischiare persino Dio. Bandire il possesso personale delle armi significherebbe stabilire che solo lo Stato e i criminali possono disporne. Eppure da un lato c’è chi non smette di gridare a ogni piè sospinto “polizia assassina”, e dall’altro ci sono gli Anders Breivik e la loro Norvegia pacifista, progressista e disarmata. Gli assassini non hanno mai chiesto la patente per uccidere e ammazzare. Gli americani lo sanno bene da sempre, tutti. Compreso chi ora, per spregevole calcolo politico, sfrutta i tragici fatti di Newtown per invocare nuove leggi speciali fondate su premesse diverse da quelle a misura di uomo che hanno generato la Costituzione. Fra questi vi è il presidente Barack Obama, che, sfruttando il cordoglio suscitato dalla strage, promette un giro di vite restrittivo sul possesso personale di armi. Se gli fosse davvero interessato l’argomento, ma soprattutto se, da americano presidente degli americani, ritenesse sul serio che il male criminale e fuorilegge si batte grazie a un codicillo, ne avrebbe fatto il cavallo di battaglia della sua proposta elettorale, come invece si è guardato ben dal fare. Tirare in ballo ora, in modo pusillanime, le leggi sulle armi per cercare di raccapezzarsi davanti al mistero d’iniquità che ha scatenato il male nella scuola elementare Sandy Hook significa cioè evitare ancora una volta di misurarsi sul serio con la questione umana.




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