A circa dieci giorni di distanza, l'America ancora si interroga sugli attentati della maratona di Boston. È tuttora alta la guardia, in città, nel Massachusetts e in tutta la nazione, dopo l'attacco che lo scorso 15 aprile ha bruscamente interrotto la corsa a qualche centinaio di metri dal traguardo, con esplosioni che hanno causato tre morti e duecentosessantaquattro feriti, cui si aggiungono il poliziotto rimasto ucciso e i sedici agenti colpiti nella caccia all'uomo e nello scontro a fuoco con i sospettati il 19 aprile.
Dopo l'uccisione del ventiseienne Tamerlan Tsarnaev e la cattura del fratello minore, il diciannovenne Dzhokhar – attualmente in custodia in una sala d'ospedale – le autorità stanno proseguendo senza sosta le indagini per tentare di rispondere agli interrogativi attorno all'episodio che ha riportato gli Stati Uniti nell'angoscia del terrorismo di matrice islamica: perché lo hanno fatto? I fratelli Tsarnaev avevano legami con cellule od organizzazioni terroristiche, e quali? Hanno agito in solitudine, o con l'aiuto di altri? Stavano lavorando su altri attentati omicidi?
Con il passare delle ore e dei giorni, si moltiplicano le informazioni relative ai due fratelli. Di loro si conosce la provenienza da stati post-sovietici (il maggiore era nato nella Autonoma Repubblica Socialista Sovietica della Calmucchia, il minore in Kyrgyzstan), la fede musulmana delle loro famiglie, il loro arrivo negli Usa tra il 2002 e il 2004, gli studi negli istituti scolastici locali e una – apparente – integrazione con la american way of life.
Dei fratelli Tsarnaev, tuttavia, emerge anche il lato oscuro, la loro attrazione verso l'Islam radicale e dell'estremismo, abbracciato in primis da Tamerlan, come confermato dalla frequentazione, già nel 2008-09 di una moschea vicino a Cambridge descritta dagli esperti come ospitante «un genere di pensiero islamico che incoraggia risentimento verso l'Occidente, diffidenza nelle forze dell'ordine e opposizione nei riguardi delle forme di governo, mode e valori sociali occidentali».
Ulteriori, preoccupanti, allarmi, la segnalazione all'FBI, nel 2011, da parte dei servizi segreti russi dell'FSB, di Tsarnaev quale seguace dell'Islam radicale, seguita da un improduttivo interrogatorio, e dal suo viaggio di sei mesi, nel 2012, nel Caucaso del Nord: Dagestan, Cecenia, e altre aree dove spicca la presenza di movimenti separatisti, ideologie assassine e cellule terroriste.
Quasi dodici anni dopo i devastanti attacchi su New York e Washington dell'undici settembre 2001, cui seguì una guerra globale al terrorismo promossa prima dall'Amministrazione Bush quindi da quella Obama, culminata con le operazioni militari in Afghanistan e Iraq, quindi con l'eliminazione di Osama Bin Laden e dei principali attori della galassia di al Qaeda, gli Stati Uniti si ritrovano a confrontarsi con la paura del terrorismo di matrice islamica.
E, stavolta, con attacchi organizzati ed eseguiti da giovani cresciuti e integrati all'interno della stessa società a stelle e strisce: non pericolosi jihadisti istruiti nelle madrasse e nei campi di reclutamento del medio oriente, ma ragazzi accolti dall'America e dal popolo americano - al punto di godere, fino al 2012, del «welfare check», l'aiuto finanziario offerto dai servizi sociali a chi è in difficoltà – che, stando a quanto riportato, avrebbero imparato a costruire bombe su un sito web. Un incubo, l'estremismo islamico sviluppato al proprio interno, preconizzato finora (con l'esclusione della sparatoria nella base di Fort Hood da parte del soldato Nidal Malik Hasan) solo dalla fantasia di sceneggiatori di show televisivi quali «24» e «Sleeper Cell», che le autorità Usa speravano non si tramutasse mai in realtà.
Gli occhi sono ora puntati sulla stanza di ospedale in cui è ricoverato, sotto massima sorveglianza, Dzokhar Tsarnaev, unico dei sospetti attentatori rimasti in vita dopo l'inseguimento che ha paralizzato Boston il 19 aprile, in condizioni critiche a seguito di un conflitto a fuoco con la polizia locale. Nei momenti immediatamente successivi al suo fermo - anche sulla spinta di senatori quali Kelly Ayott, Saxby Chambliss, Lindsey Graham e John McCain, che chiedevano di considerarlo quale «un nemico combattente» - le autorità non hanno garantito a Tsarnaev i cosiddetti «Miranda rights», ovvero la concessione dei diritti di cui gode ogni persona tratta in arresto.
Il governo ha tuttavia deciso di processare il diciannovenne, che peraltro è un cittadino americano a tutti gli effetti, in un tribunale federale, nel quale dovrà rispondere delle accuse di uso e cospirazione all'uso di un'arma di distruzione di massa (e distruzione dolosa di proprietà) che ha portato alla morte. Imputazioni pesantissime che, se accolte dalla giuria, possono tramutarsi in condanne all'ergastolo o alla pena capitale. Da qui, fino al giorno in cui sarà emessa la sentenza, ogni informazione raccolta dagli interrogatori al giovane potrà servire, agli investigatori, per fare quanta più chiarezza possibile sull'accaduto, oltre a scoprire eventuali legami degli Tsarnaev con altre cellule. Con l'auspicio non consolatorio, da parte dell'America tutta, che le ricerche portino a scoprire che i due hanno agito in solitudine, e che l'attentato della maratona di Boston risulti essere un caso unico, del tutto isolato.
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