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Numero 531
del 05/09/2013
La dittatura del pensiero eterofobico PDF Stampa E-mail
! di Francesco Natale
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domenica 05 maggio 2013
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Il fuoco di sbarramento a cui è stata sottoposta l'Onorevole Michaela Biancofiore negli ultimi due giorni assume connotati prossimi al surreale. Già fatta oggetto da mesi di pesanti attacchi mediatici di fronte ai quali non si può non riscontrare la sostanziale indifferenza delle iatituzioni. Quelle stesse istituzioni che si sono mosse, legittimamente per carità con una celerità al fine di tutelare l'onorabilità della Presidente della Camera Laura Boldrini, vittima di un «fake» di gusto certamente discutibile.

La colpa oggettiva imputata all'On. Biancofiore è, in primo luogo, quella di essere berlusconiana senza mai averne fatto mistero. Non solo: l'On. Biancofiore ha, come tutti del resto, idee proprie in materia di famiglia, unioni civili, matrimonio. Con la medesima trasparenza e la medesima chiarezza con cui ha sempre dichiarato senza mezzi termini le proprie generalità politiche ella non ha mai fatto mistero della sua contrarietà ai cosiddetti matrimoni «gay», alle adozioni da parte delle coppie omosessuali, alle ipotesi di legge che prevedono che il Servizio Sanitario Nazionale si faccia carico delle operazioni di cambio di sesso per coloro che ne facciano eventualmente richiesta. Posizioni motivate che possono essere condivise o meno, ma comunque posizioni. Posizioni politiche. Chiare, nette, definite.

Posizioni che possono essere oggetto di dibattito e confronto, magari, ma che in nessuna circostanza possono essere censurate. Michaela Biancofiore è stata derisa, sbeffeggiata, insultata con trivialità da caserma, per il semplice fatto di avere dichiarato che come donna non riusciva a comprendere come un uomo potesse provare attrazione verso un transessuale e perché, a suo giudizio, le associazioni a tutela dei «diritti dei gay» agiscono troppo spesso in risposta ad interessi lobbistici.

Michaela Biancofiore è stata accusata per questo della colpa che il collettivo virtuale, omologato ad un pensiero unico non solo divergente ma per fortuna agli antipodi del variegato pensiero della comunità reale, ovvero quella fatta di cittadini e non di server, ritiene la più infamante in assoluto: la cosiddetta «omofobia». Un costrutto concettuale estremamente evanescente che tuttavia viene spacciato per vangelo puro: un dogma fondato sul nulla, poiché scientificamente e clinicamente inesistente. E'infatti il concetto stesso di «omofobia», una aberrazione creata ex abrupto da certo pessimo giornalismo, che si presta alle peggiori strumentalizzazioni politiche pur nella totale assenza di criteri anche solo blandamente oggettivi che ne attestino l'esistenza. Perché per potersi parlare di fobia in termini concreti, secondo il DSM (Manuale dei disordini mentali) quattro tra i seguenti sintomi devono contemporaneamente manifestarsi: tachicardia, palpitazioni, disorientamento, nausea, sudorazione, tremori, dispnea, dolore al petto, paura di morire o di impazzire, depersonalizzazione, disturbi addominali, parestesia, sbandamento. E'quindi possibile definire clinicamente qualcuno come «omofobo»? Ciascuno, in coscienza, si risponda da sé.

Eppure il termine, grazie al quotidiano bombardamento mediatico, è diventato ormai di uso comune e nell'ambito di una diatriba politica arriva a svolgere funzioni quasi demiurgiche: chi è rimasto completamente a corto di argomenti accusa la controparte di «omofobia» e il gioco è fatto. Una comoda via di fuga buona per tutte le stagioni. I critici meno sbavanti e più posati hanno imputato a Michaela Biancofiore di non ritenere una priorità la «legge antiomofobia» così come una disciplina organica sulle unioni «moderne» Ebbene, non è solo l'On. Biancofiore a pensarla così: ma è in buona compagnia della maggioranza assoluta degli italiani. I quali secondo recenti sondaggi (Bidimedia e Lorien tra gli altri) hanno indicato come priorità critiche della agenda Letta le seguenti: provvedimenti contro la disoccupazione (riforma del mercato del lavoro), detassazione sistematica, rilancio dell'economia, rimodulazione delle prerogative di Equitalia e infine, riforma della legge elettorale.

Per nessun campione significativo le cosiddette «battaglie civili» sono all'ordine del giorno. Stando a taluni Soloni del Web, quindi, sono proprio gli italiani ad essere sbagliati, non solo Michaela Biancofiore. Ma c'è di più: chi pone una questione fenomenologica (unioni civili ad esempio) come «questione politica», e in quanto tale meritevole di analisi e discussione, alle regole scritte e non scritte del dibattito politico deve sottostare. In nessun caso può pretendere l'annientamento pregiudiziale della controparte poiché non rispondente alla propria visione, adducendo magari motivazioni dadaiste e assolutamente false quali «la maggioranza degli Italiani è con noi» o, peggio, «l'Italia intera insorge contro le dichiarazioni di...». Sondaggi e termometro situazionale alla mano è vero il contrario, casomai. Reazioni, per altro, la cui rabbiosa scompostezza indurrebbe a pensare che, sempre stando alla definizione del DSM di cui sopra, se l'omofobia è una chimera ideologica l'eterofobia pare invece assumere connotati sempre più reali giorno dopo giorno.




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