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Numero 529
del 10/08/2013
Le faide interne che lacerano il Pd PDF Stampa E-mail
! di F.C.
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giovedì 11 luglio 2013
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I renziani si astengono sulla sospensione dei lavori parlamentari, come richiesto dal Pdl. Ormai il disegno è chiaro. No, non si tratta di voler fuori Berlusconi adottando atteggiamenti grillini. È una partita tutta interna al Pd. Al di là degli apprezzamenti di stima per Enrico Letta, Matteo Renzi vuole tornare alle urne in autunno.

L'obiettivo è fermare i dalemian-bersaniani che si sono ritrovati attorno al documento «Fare Pd" di Stefano Fassina. L'idillio tra Massimo D'Alema e il sindaco di Firenze è durato il tempo di impallinare per la terza volta Romano Prodi. Renzi probabilmente pensava che una simile operazione avrebbe accentuato le spaccature dentro il suo partito e avrebbe portato dritti dritto alle urne, non certamente a un governo di coalizione. D'Alema invece voleva regolare i vecchi conti con l'ex premier ma ora vuole fare lo stesso anche nei confronti di chi lo ha «rottamato».

Lo schema è sempre lo stesso: scindere il ruolo di segretario da quello di candidato premier. Un film già visto nel lontano 96-98 quando il premier era Romano Prodi, un leader senza partito, e il leader Maximo della sinistra era segretario del Pds, allora il partito principale della maggioranza. Un metodo per avere le mani libere e tessere la ragnatela che avrebbe fatto cadere il primo governo Prodi. Dato che la corsa di Renzi verso la premiership appare ormai inarrestabile, l'unico modo che resta a D'Alema per mettergli i bastoni tra le ruote è quello di affiancargli un segretario a lui avverso.

A Renzi non restano dunque che due strade per non essere messo all'angolo. La prima è quella di premere perché resti la norma secondo cui il segretario è anche il candidato premier. La seconda strada è quella di far cadere il governo in estate per impedire che il partito, dopo il congresso, abbia il tempo di indire le primarie per la premiership. Se, infatti, il governo dovesse cadere ai primi di agosto al segretario Epifani non rimarrebbe che anticipare il congresso e a quel punto un Renzi segretario avrebbe sconfitto i dalemian-bersaniani e il partito interamente nelle sue mani.

Il sindaco di Firenze deve però fare in fretta perché il governo Letta, nonostante le sue contraddizioni, secondo gli ultimi sondaggi gode di un consenso minoritario ma sempre crescente di settimana in settimana. L'ascesa del premier Letta junior apre infatti altri due possibile scenari. Il primo lo vede come avversario di Renzi per la corsa alla segreteria, mentre il secondo, per quanto assai improbabile, potrebbe portare a una nuova sconfitta del centrosinistra.

Qualora Berlusconi dovesse essere interdetto dai pubblici uffici per mano dei renziani e dei democratici antigovernativi alla Pippo Civati o dei governativi riottosi come il capogruppo al Senato Luigi Zanda, il governo Letta cadrebbe e a quel punto l'attuale premier potrebbe diventare il Mario Monti della situazioni. Letta potrebbe cioè dare vita a una formazione politica di centro moderato. Un'operazione politica di assai difficile riuscita, soprattutto se non dovesse avere il beneplacet di Silvio Berlusconi ma che in ogni caso sbarrerebbe a Renzi la strada verso Palazzo Chigi. Insomma se Renzi fosse l'artefice della caduta del governo, Letta potrebbe trovare il modo di vendicarsi.

 

Francesco Curridori 




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