Settantanove. Questo numero potrebbe essere il primo segnale di una ripresa troppe volte annunciata e ancora più volte desiderata da milioni di cittadini italiani. 79,6 è, infatti, l’indice del clima di fiducia delle imprese italiane che, secondo le ultime rilevazioni dell'Istat, a luglio è in decisa crescita rispetto al 76,4 di giugno.
L'aumento dell'indice complessivo, ha chiarito l’istituto di statistica nazionale, riflette il miglioramento della fiducia diffuso in tutti i settori economici che sono stati oggetto di indagine: dalle imprese manifatturiere e di costruzione, a quelle del commercio al dettaglio e dei servizi di mercato. Per quanto riguarda le imprese manifatturiere, il cui indice di fiducia passa da 90,5 di giugno a 91,7, il rasserenamento del clima riguarda sia i giudizi sugli ordini che le attese di produzione. Ancora più sensibile l'indicatore per il settore delle costruzioni, che sale da 71,1 di giugno a 76,5, con miglioramenti anche per le aspettative sull'occupazione.
L’unico indice negativo, invece, riguarda la grande distribuzione.
Troppo presto, probabilmente, per comprendere le ragioni di questo segnale e, soprattutto, da verificarne la conferma nei prossimi mesi. Ma di questi tempi è lecito anche cercare un po’ di ragioni per essere ottimisti anche nei segnali più flebili.
Augurandoci, però, di assistere presto alla conferma di questo dato e ai risultati concreti in termini di fatturato per le aziende e di Pil per il Paese, possiamo iniziare a fare alcune riflessioni.
Aumento degli ordini e miglioramento delle attese di produzione e delle aspettative per l’occupazione significano che l’economia reale sta, lentamente, cercando di ripartire. Che probabilmente si è toccato il fondo e il mercato sta ristrutturandosi per tornare, dopo anni, a crescere. Non ci sono dati per comprendere quanto incidano le politiche del governo, le dinamiche internazionali, la capacità delle imprese italiane di affrontare le nuove regole del mercato. Di certo, però, questa rinnovata fiducia è un capitale da non disperdere.
Fiducia e aspettative, d’altronde, sono le principali leve di un sistema economico che trova il suo centro nel rapporto tra consumo e produzione. Perché più fiducia si ha, più si è disposti a spendere e ad investire.
Adesso, quindi, spetta al sistema bancario e, soprattutto, alla politica di dare sostegno a questo rinnovato clima di fiducia delle imprese italiane. Il sistema bancario sostenendo gli investimenti di imprese pronte nuovamente a scommettere per il futuro. La politica utilizzando tutti gli strumenti a disposizione – anche di più – per tradurre in ricchezza per il paese questo indice di fiducia. La crescita non si ottiene diminuendo lo spread, ma investendo e creando occupazione.
Condividi questo articolo
|