Il governo Berlusconi è il governo europeo che gode di più consenso nei sondaggi. Non accade così per il presidente Sarkozy in Francia, dove pure la situazione economica è migliore che negli altri paesi. Il «fattore B», cioè Berlusconi, ha determinato una fiducia nelle istituzioni che va oltre la loro realtà. E il terremoto in Abruzzo ha aumentato il valore del «fattore B», perché è l'esposizione personale del presidente del Consiglio che ha motivato gli abruzzesi e gli italiani nel corso di una crisi così grave e così toccante. La tenuta del governo è la stessa cosa della tenuta del paese. Non è un caso che non si siano verificate in Italia le detenzioni dei dirigenti industriali da parte degli operai, detenzioni che hanno movimentato il profilo sociale del paese europeo dotato di istituzioni più solide. Questa corrispondenza tra il governo e il paese mostra che l'Italia ha una solidità sociale che non le viene abitualmente attribuita. Il «fattore B» ha potuto mostrare che essa opera nonostante la debolezza delle istituzioni. Proprio le istituzioni abruzzesi governate dalla sinistra hanno reso evidente la totale incapacità di prevenire gli effetti dei terremoti, già segnalati dalla relazione Barberi debitamente collocata in internet.
Il governo ha anche superato la piccola crisi nata nella sua maggioranza politica per l'imminente referendum sulla riforma della legge elettorale. Questo referendum è ancora un regalo di Prodi e di Parisi, che volevano preparare per l'Ulivo una maggioranza senza l'Unione. La Lega Nord ha temuto che il Pd e parte del Pdl votassero «sì» nel caso il referendum si svolgesse in concomitanza con le elezioni europee. Infatti Alleanza Nazionale era stata, con Gianfranco Fini, tra i promotori del referendum. E il presidente della Camera aveva affermato la sua intenzione di concorrere all'approvazione del quesito referendario. La Lega Nord ha dunque avuto le sue ragioni, perché la sua consistenza politica è legata alla sua autonomia elettorale.
I dirigenti della Lega Nord contestano l'affermazione del presidente del Consiglio secondo cui i leghisti avrebbero minacciato la crisi di governo nel caso si fosse verificata la concentrazione elettorale, il 7 giugno, tra europee, amministrative e referendum. Ma il presidente del Consiglio è più credibile perché l'esistenza della Lega Nord al suo livello politico attuale sarebbe stata messa in pericolo dal voto referendario. L'alleanza tra il Pdl e la Lega Nord è il fondamento di questa maggioranza, che nasce dall'esplosione della questione settentrionale. Sia Forza Italia che la Lega Nord nascono come risposta democratica alla crisi dei grandi partiti democratici prodotta dalla magistratura di Milano, appoggiata dai postcomunisti. La loro forza sta nel procedere assieme.
La soluzione migliore sarebbe quella di rinviare di un anno il referendum di Prodi e Parisi. E di Mario Segni, l'uomo che ha distrutto il suo partito, la Democrazia Cristiana, con i suoi referendum. Il terremoto abruzzese deve essere il motivo significante per rinviare un referendum che nessuno vuole più, forse nemmeno il Pd nel cui seno è nato. Prodi è ormai lontano e la maggioranza, con qualunque sistema elettorale, apparterrebbe a Berlusconi. Prodi è svanito nel nulla, il suo referendum non ha più senso.
(da La Prealpina del 18 aprile 2009)
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