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Numero 345
del 05/12/2009
Un progetto del governo per l'inclusione delle donne nel mercato del lavoro PDF Stampa E-mail
! di Ilaria Bifarini
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martedì 01 dicembre 2009

Un pacchetto di iniziative volte a facilitare l'inclusione delle donne nel mercato lavorativo e la realizzazione della parità di trattamento: è «Italia 2020», il programma presentato martedì a Palazzo Chigi dai ministri Maurizio Sacconi e Mara Carfagna. Secondo lo studio preparato dal ministero delle Pari Opportunità congiuntamente al ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, i dati sull'occupazione femminile in Italia nell'ultimo decennio (1998-2008) rivelano un trend di crescita positivo (+1,9%) a fronte di una situazione di stallo per ciò che concerne l'occupazione maschile. Meno condizionate dai vincoli dell'assistenza ai figli e agli anziani - grazie alla crescente presenza di lavoratrici extracomunitarie e ai maggiori servizi per l'infanzia e la terza età, potendo anche usufruire di forme di lavoro flessibile - le donne hanno potuto cogliere opportunità lavorative soprattutto nelle attività di servizio, settore in crescita e meno coinvolto dalla crisi.

Anche in questo ambito, tuttavia, il dualismo tra Nord e Sud è più evidente che mai: dal 57% del Settentrione, il tasso di occupazione femminile scende di 4,3 punti percentuali nel Centro Italia, fino a crollare sotto il 32% nel Meridione. Da un confronto con gli altri paesi dell'Unione Europea, emerge che il tasso di occupazione femminile medio italiano (46,9%) risulta di ben 12 punti percentuali più basso e ancora più distante se si compara con gli obiettivi fissati dal trattato di Lisbona 2010. Ne emerge un divario occupazionale tra generi tra i più marcati in Europa, soprattutto per quanto riguarda le giovanissime (sotto i 25 anni) e le anziane (sopra i 55), ossia le fasce più deboli.

Eppure, nel confronto internazionale e comparato l'Italia presenta una delle legislazioni più avanzate del mondo e pienamente in linea con la normativa comunitaria in materia di pari opportunità. Purtroppo l'applicazione dell'uguaglianza formale garantita dalla legge si scontra, sul piano sostanziale, con una realtà lavorativa che ancora oggi rivela casi di discriminazione, sia sotto forma di barriere all'ingresso per le donne che si affacciano sul mercato del lavoro, sia in una mancata parità di trattamento nei percorsi di carriera e di retribuzione economica una volta inserite.

Oltre alla necessità di una legislazione specifica e settoriale e di un impiego mirato e selettivo delle misure di incentivazione economica, per risolvere il problema occorre un vero ribaltamento di prospettiva. In un paese come il nostro, che già da anni riscontra un tasso di natalità prossimo allo zero e addirittura tendente alla denatalità, diventa prioritario intervenire sul fronte della famiglia e della maternità. Si pone, secondo quanto riportato nel documento presentato dai ministri Sacconi e Carfagna, un «problema inedito di libertà femminile che riguarda la possibilità di procreare, avere dei bambini senza essere pesantemente penalizzate». Oltre ad essere un problema sociale, la bassa natalità italiana, ben al di sotto della media europea, rappresenta un freno alla crescita e alla produttività, fonte di dis-economie esterne e peso oneroso per le future generazioni. Ad un patto generazionale all'interno delle famiglie in cui coabitano anziani e minori che si prestino mutua assistenza occorre affiancare una solida presenza dello Stato sociale e il sostegno di politiche fiscali ad hoc in grado di incoraggiare la famiglia, la natalità e la mobilità.

«Italia 2020» individua cinque le linee di azione da implementare, con particolare riguardo sia all'inserimento delle donne nel nuovo fronte occupazionale delle energie rinnovabili e dell'economia sostenibile, sia al rilancio dell'attenzione delle istituzioni comunitarie verso il Meridione e il problema dell'occupazione femminile in queste aree. Per realizzare il progetto sono stati stanziati 40 milioni di euro, così ripartiti: 10 milioni di euro per favorire i nidi familiari attraverso l'esperienza delle cosiddette «tagesmutter» (mamme di giorno, ossia donne che ospitano a pagamento i bambini in casa propria), 12 milioni per voucher destinati all'acquisto di servizi di cura in strutture come ludoteche e centri estivi, 4 milioni di euro per favorire il telelavoro femminile. Inoltre 4 milioni saranno destinati alla creazione di albi di badanti e baby sitter italiane e straniere, appositamente formate, 6 milioni per sostenere cooperative sociali che operano per la conciliazione in contesti svantaggiati, 4 milioni per percorsi formativi di aggiornamento destinati a lavoratrici che vogliono reinserirsi nel mercato del lavoro dopo un periodo di allontanamento.




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