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Numero 440
del 14/09/2011
Si riaccende la macchina del fango PDF Stampa E-mail
! di Aurora Franceschelli
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venerdì 17 giugno 2011

Mentre nel mondo ed in Europa gli Stati sono costretti a far fronte agli strascichi di una crisi economica che è tutt'altro che conclusa, poiché i fattori che l'hanno scatenata, essendo ancora in atto, mantengono vivi i rischi di incertezza e instabilità (Grecia docet), in Italia le lobby del potere antiberlusconiano, invece di preoccuparsi di fare fronte comune per mantenere saldo il nostro Paese in un momento così delicato, sembrano esclusivamente animate dalla maniacale ossessione di abbattere il nemico interno, colui che, con la sua opera di Governo, rischia di destabilizzare un sistema di privilegi e di diritti acquisiti ormai stratificato da anni.

Un sistema che vede il responso della volontà degli elettori messo costantemente sotto assedio dalle sentenze mediatiche di alcune inchieste della magistratura, le quali finiscono per sostituirsi a quello che dovrebbe essere un sano, e anche acceso, confronto tra maggioranza e opposizione, acquisendo un forte peso politico, un peso che spesso fa strabordare il sistema giudiziario oltre le sue competenze, acuendo così l'annoso problema del conflitto tra politica e magistratura.

Che dire di fronte all'ennesimo attacco, i cui tempi sembrano scanditi da un orologio svizzero, che in questi giorni, prendendo di mira formalmente la figura dell'ex giornalista Bisignani, è stato sferrato in realtà al cuore del berlusconismo? Sì, perché quest'ultimo avrebbe avuto contatti con Gianni Letta e colpire il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, uomo fidato di Berlusconi, significa creare tutte le condizioni per poter finalmente tentare di fare strike, abbattendo il Cavaliere, tanto più che Letta, non ricoprendo la carica di parlamentare, non può godere, se perseguito, del diritto ad essere sottoposto ad un autorizzazione a procedere da parte del Parlamento. Un buon bersaglio, dunque, ancor più se si tratta di una persona rispettabilissima, di un grande ed onesto lavoratore che non ha mai amato le luci della ribalta.

Che dire, in Italia c'è una potente Casta che lavora per destabilizzare gli equilibri di potere attraverso il tritacarne mediatico messo in moto da alcuni Pm in cerca di visibilità: ora dall'inchiesta sulla P3 siamo passati a quella sulla cosiddetta P4, ed è facile prevedere che, dopo svariate e magari illegittime fuoriouscite di intercettazioni (quelle dell'on. Alfonso Papa non potrebbero essere utilizzate perché coperte da immunità parlamentare), dopo illazioni e sputtanamenti a mezzo stampa, e magari dopo il coinvolgimento anche di altri soggetti pubblici, alla fine il tutto finirà in una bolla di sapone.

Sull'inchiesta a carico di Bisignani, in realtà, è già intervenuto il Giudice per le indagini preliminari, Luigi Giordano, il quale, con la sua ordinanza, ha ridimensionato la gravità della accuse rivolte all'ex giornalista, che sarebbe stato accusato di far parte della loggia segreta, affermando non solo che quest'ultima non esiste, ma smontando pure l'ipotesi di reato di associazione a delinquere finalizzata a destabilizzare l'ordine istituzionale, ipotesi che riguardava Bisignani stesso, Alfonso Papa e Enrico La Monica. A Bisignani, alla fine, sulla base delle carte a disposizione, verrebbe contestata «l'illecita acquisizione di notizie e informazioni, anche coperte da segreto». In sostanza, secondo quanto emerge da resoconti giornalistici più o meno fantasiosi, Bisignani avrebbe informato Gianni Letta su ipotetici procedimenti a suo carico, procedimenti, si badi bene, di cui nemmeno il supposto indagato, ossia il sottosegretario, è a conoscenza. E allora, come è possibile, ci chiediamo, che un indagato non venga informato dalla magistratura di un'eventuale inchiesta a suo carico?

Tutto ciò che emerge da questa ennesima triste vicenda, forse utile a fomentare l'ennesimo «attacco finale» a Berlusconi, oltre a far vendere qualche copia in più a giornali in crisi di lettori, è che in Italia, purtroppo, le manovre di pochi si propongono, come al solito, di influenzare pesantemente il futuro della maggioranza degli italiani, minando le basi del consenso democratico e del principio di una sana alternanza al potere. Ma l'Esecutivo, Berlusconi in testa, non si farà intimidire da questa nuova indata diffamatoria e, anzi, dopo il voto di fiducia della prossima settimana, è pronto a dare una sterzata alla propria azione di governo, accelerando sulla via della riforma fiscale.




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