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Numero 527
del 14/07/2013
La Grecia torna a nuove elezioni PDF Stampa E-mail
! di Y .C.
@ragionpolitica.it
  
martedì 15 maggio 2012

Atene perde anche l'occasione di una soluzione all’italiana: professori e cattedre a dirigere i banchi del governo. Logorata da pesanti contrasti interni, delegittimata da una popolazione stanca della soffocante cappa di austerità, la Grecia ancora una volta vacilla sul binario morto della crescita. È indecisa se andare avanti gettando la zavorra o tornare al capolinea della vecchia dracma. di una cosa però è certo, constatato il fallimento delle trattative con i capi di partito ellenici, il Presidente Papoulias opta per una decisione grave quanto inevitabile: indire nuove elezioni.

Se si fosse optato per un governo tecnico per molti sarebbe stato la morte della politica, replica la sinistra ellenica. Un boccone amaro che noi italiani abbiamo già ingoiato, pur senza essere riusciti a digerirlo. Più passano le ore, più il dialogo con i capi-partito diventa serrato. In Italia si è scelto Monti, il professore incaricato di fare il lavoro sporco. Eppure, dopo circa sei mesi di governo, siamo già punto e a capo: il malcontento non accenna a diminuire, le recrudescenze anarchiche o pseudoterroristiche si fanno sentire soprattutto contro i gladiatori di Equitalia, lo spread va su e giù come la lancetta di un metronomo ma non è tanto più basso di come ci aspettavamo.

Da ultimo, Moody’s ci ha declassato, con punte di 4 notch, ben 26 istituti di credito. Un’aggressione al nostro sistema finanziario, ha reagito Mussari, il Presidente dell’ABI. Per la Grecia, chiaramente, la situazione è più grave. Perché la contabilità ellenica, frutto di anni di cosmesi incontrollata, ha creato un buco nero che ha fatto inginocchiare il paese sui tizzoni ardenti.

Solo dopo estenuanti tira e molla, si era potuto respirare ossigeno per 148 milioni di euro. Una rigorosissima troika supervisionava il rispetto delle scadenze per gli adempimenti, ma Atene non è stata in grado di profittarne in modo saggio. Così, oggi la situazione finanziaria non è più gestibile. Forse l’austerità, che di questi tempi non è mai troppa, è stata sostenuta in modo blando. Al punto che c’è chi dall’Europa avverte Atene: se non verranno rispettati i patti presi, qualcuno dovrà ripensare il proprio sistema valutario. Barroso, per esempio, ha detto ai microfoni di Sky Tg 24 che «se un membro del club non rispetta le regole, è meglio che esca dal club».

La nomenklatura ellenica se l’è legata al dito, irritandosi per delle dichiarazioni percepite come minacce. Nonostante ciò, il ritorno alla dracma avrebbe delle conseguenze drastiche, non tanto per l’Europa ma soprattutto per la Grecia. E i cittadini ne sono più consapevoli degli esperti economisti che almanaccano sui giornali. Stando agli ultimi sondaggi, è emerso che più del 70% della popolazione vuole rimanere nell’Unione Europea.

La Germania, certo, ha avuto una parte rilevante nel gioco d’azzardo dei debiti pubblici. Schauble, Ministro delle finanze tedesco, non avrebbe scrupoli a perdere per strada la Grecia. Frau Merkel, invece, deve provare a mantenersi su una posizione più cauta, visto che il suo rigorismo esasperato ha vanificato la tenuta della coalizione della CDU, sconfitta nel popoloso land Nord Reno-Westfalia. Insomma, la Cancelliera ha tirato troppo la corda, come nei giorni scorsi, quando Junker, dopo sette anni, ha deciso di lasciare l’eurogruppo. Troppe frizioni con l’asse Merkozy, che voleva scavalcare l’Europa dettando le sue leggi. Vedremo, adesso, come cambierà lo scenario dopo l’ingresso del socialista Hollande. Di una grande lezione dovrà tener conto il nuovo inquilino dell’Eliseo, al momento di approcciarsi alle politiche comunitarie: che un progetto politico ambizioso come quello europeo non può essere inficiato dalle aspirazioni personalistiche.




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Commenti (1)
1. 15-05-2012 21:32
Cosa succederà se La Grecia uscirà dall’
La Grecia uscirà dall’Euro? 
L’attuale situazione della Grecia (probabilmente si andrà a nuove elezioni a Giugno p. v.) pone l’interrogativo: la Grecia uscirà dall’area euro? La risposta potrebbe essere articolata su due ipotesi:  
a) rimane nell’area euro però dovrà accettare nuove misure economiche molto dolorose (manovre restrittive per pagare interessi sul Debito sovrano sempre più elevati) per rimettere a posto i suoi conti pubblici e frenare l’attacco speculativo dei Mercati finanziari;  
b) fuoriuscita dall’euro con il ritorno alla Dracma. 
Nella prima ipotesi L’Europa tutta dovrebbe aiutare la Grecia a riprendere a crescere perché inizi un nuovo percorso economico più virtuoso, utile al proprio interesse (creando nuovi posti di lavoro) e della stessa Comunità europea.  
Nella seconda ipotesi se la Grecia decidesse di uscire dall’Euro e adottare la sua moneta, la Dracma, allora niente drammi o profezie di sventura per la stabilità della moneta europea. Questo discorso potrebbe essere fatto per qualsiasi altro Paese dell’area Euro che decidesse un giorno di rinunciare all’Euro e ritornare alla sua vecchia moneta (es. Lira, Peseta, Fiorino, etc., etc.). 
L’uscita dall’Euro dovrebbe avvenire gradualmente e sotto stretto controllo dalla BCE. Inizialmente il valore della moneta locale preesistente (Dracma, Lira, Peseta, etc., etc.) dovrebbe mantenere lo stesso valore dell’euro e chiamandosi, per l’occasione, “nuova”: esempio, nuova dracma, nuova lira, nuova peseta, etc., etc. In questo modo non c’è bisogno di modificare o ricontrattare i contratti finanziari già in essere. Successivamente il Paese fuori dall’Euro potrebbe procedere, secondo il volume della sua attività economica, ad una svalutazione ragionata e controllata dalla sua Banca Nazionale ed eventualmente sentito il parere solo consultivo della BCE (però potrebbe essere non necessario), per dare più vigore alle sue esportazione e quindi al suo sviluppo interno ed esterno. Resta inteso che il Paese che ha deciso di uscire dall’Euro potrebbe continuare a far parte politicamente della Comunità Europea (UE), come succede oggi al Regno Unito (UK).  
In questo modo il Paese fuori dall’Euro riacquisterebbe la sua “Sovranità” economica e territoriale battendo la propria moneta, e si sottrarrebbe così anche al “signoraggio” delle Banche estere e alla speculazione dei Mercati finanziari.  
Quindi, non facciamo drammi e non “terrorizziamo” le popolazioni in difficoltà economiche, che sono state sottoposte ad un “salasso” fiscale per pagare interessi sempre più elevati sul Debito Sovrano a speculatori finanziari senza scrupoli affiliati a Banche piene di titoli derivati tossici che assicurano a loro, e soltanto a loro, di lucrare ingenti guadagni monetari. Agenzie di rating docet. 
Grazie dell’attenzione. 
Antonio Cusano, Firenze
Scritto da Antonio Cusano

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