freccia_long
Numero 531
del 05/09/2013
Profumo e la sindrome di Porta Pia PDF Stampa E-mail
! di F.N
@ragionpolitica.it
  
giovedì 27 settembre 2012

Senza stare a scomodare Noam Chomsky, quanto ha affermato ieri il Ministro dell’Istruzione Francesco Profumo in merito alla «necessità» di revisionare l’insegnamento della religione nelle scuole italiane rappresenta un caso da manuale di strategia politica fondata sull’induzione, neppure troppo subliminale, di un falso bisogno. Sembra paradossale, ma proprio i momenti storici caratterizzati da estremo disorientamento, disillusione e insofferenza verso la politica, oggettivo decremento del potere di acquisto per tante famiglie italiane forniscono l’humus necessario per fecondare e fare sbocciare falsi bisogni, i quali, pur nella loro inconsistenza formale e sostanziale, riaccendono il dibattito, subentrano come priorità fasulla rispetto a ben più impellenti ed oggettive necessità, risvegliano la parvenza di un senso di appartenenza o, addirittura, divengono vero e proprio vessillo che, sbandierato alla bisogna, rinfocola l’esausto morale delle truppe cammellate della «modernità», rigorosamente di retroguardia, sia chiaro.

La boutade nettamente e chiaramente laicista del Ministro, che fa eco minore alla ben più dura (e pericolosa) presa di posizione della sua controparte francese Vincent Peillòn, si colloca esattamente in quest’ambito: il postulare come «necessaria» una revisione che necessaria non è, utilizzando furbescamente le due paroline magiche che schiudono immediatamente il cuore di ogni progressista per bene, ovvero parlare di scuola «aperta e multietnica» (inchinarsi, prego!), oltre a includere nell’ipotesi revisionista la Geografia a fianco alla Religione, quasi a sottendere che Profumo, non sia mai, mica se la prende col Papa e con la CEI, ma qualche dubbio amletico sulla perdurante sfericità del Mondo forse ce lo ha, non ha alcun valore pedagogico né risponde ad una oggettiva necessità contingente. Ma accredita immediatamente il Ministro, forse ancora un poco deluso per non esser stato scelto al posto di Chiamparino come primo cittadino di Torino temporibus illis, come una delle «nuove» teste di serie «de sinistra» in vista della prossima contesa elettorale. Il perché è pure comprensibile: l’UDC di Casini ha già opzionato taluni ministri in carica che, con grande spirito di sacrificio, avrebbero manifestato disponibilità ad aderire alla cosiddetta «Lista Italia».

Con un poco di fortuna e qualche robusta sparata laicista ecco che, quasi per magia, una nicchia non disprezzabile può sbucar fuori anche per Profumo, ad oggi poco papabile per una joint venture con Casini (ma mai dire mai…). Questo per quanto riguarda gli aspetti più propriamente politici della faccenda. Ma è la questione di merito ad essere profondamente sbagliata, poiché fondata su una «ratio» assolutamente farlocca ed inconsistente: siccome, così almeno sostiene il Ministro, gli stranieri che frequentano le scuole italiane sono innumerevoli, la scuola stessa deve adeguarsi alle nuove esigenze «integrative». Come a dire che la nostra scuola, solo per quanto riguarda, guarda caso, l’insegnamento della Religione (e della Geografia…) dovrebbe spiegare ad uno studente marocchino, ad esempio, come essere più propriamente marocchino, ad uno iraniano come approfondire la conoscenza della religione Parsi, ad uno tedesco come apprezzare nel dettaglio le meravigliose sottigliezze del luteranesimo. Ebbene, tutto ciò non ha nulla a che vedere con la cosiddetta, mitizzata «integrazione», quanto più con il suo esatto opposto, che si chiama omologazione. Non solo: non si comprende come mai, a questo punto, ad ogni materia di studio non si aggiunga l’aggettivo «comparata», rimodulandone di conseguenza i programmi. Letteratura comparata, diritto comparato, matematiche comparate, educazione fisica comparata, dattilografia comparata. Insomma, basta con Dante (omofobo!) e Manzoni (bigotto!): qua bisogna «integrare».

E mentre sulla «integrazione», sulla «apertura», sulla «multietnicità» qualcuno si costruisce fior di carriere politiche, lastricate prontamente da una massa di iloti che, non credendo (politicamente) più in nulla sono pronti a seguir la prima bandierina che capita purché anticlericale, si ignorano puntualmente i dati allarmanti sull’abbandono scolastico, sull’inadeguatezza delle preparazione degli adolescenti (i test di ingresso all’università sono una amarissima cartina di tornasole…), sulla percezione, erronea ma ormai consolidata, che il diritto allo studio sia traducibile in «diritto al diploma». Ma ormai il dado è tratto: con tutta probabilità della «riforma Profumo» non se ne farà nulla, ma qualche decina di migliaia di supporter cronicamente afflitti dalla sindrome di Porta Pia pronti a votarlo ci saranno…




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