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Oggi è il 28 settembre, venerdì. Domani inizia il week-end di meritato riposo; qui al nord l’autunno si avvicina; Milano è più grigia che mai; e la cervicale non mi dà tregua. Tutto normale, tutto tace. Invece in più di 30 Paesi del mondo oggi, sì proprio oggi si celebra la «Giornata Globale dell’Aborto» per chiedere che ovunque e per tutti sia più facile accedere alle pratiche di soppressione della vita umana ancora nel grembo della madre. Un collega l’ha giustamente ribattezzata «Giornata dell’Orgoglio Abortista».
Con alcuni amici, e con il supporto logistico indispensabile di Samuele Maniscalco, responsabile della campagna Voglio Vivere ci siamo sentiti degl’indigandos veri e abbiamo deciso di protestare. Con i mezzi che abbiamo, ovvio, cioè praticamente niente, e così abbiamo sfruttato il «tesoro dei poveri»: Internet, i social network, le catene e-mail e il tam tam tra amici, conoscenti, contatti, vecchie glorie e giovani leoni. In men che non si dica abbiamo raccolto decine di adesioni da ogni parte del mondo che non si riusciva più a star dietro a tutto. Ci ha chiamato qualche media di buona volontà, l’iniziativa è rimbalzata su blog e siti, diverse associazioni del volontariato pro life hanno aderito e dato risonanza, la cosa è sbarcata persino su Radio Vaticana e sull’agenzia cattolica SIR, e pure la splendida, intramontabile Lorella Cuccarini, moglie e madre di quattro figli, credente, ha aderito all’indignazione definendo «abominevole» la «Giornata dell’Orgoglio Abortista» e riecheggiando la protesta via twitter (e rispondendo ai critici che le sono saltati addosso)…
Lo scrivo qui perché qualcuno, qualcuno di coloro che non si è visto recapitare sull’uscio di casa il comunicato stampa precotto in lingua italiana, dubita persino che la «Giornata dell’Orgoglio Abortista» esista. Non ne ha sentito parlare, non l’ha vista, non è che magari è una bufala? Oppure, che cambia poco, perché fare pubblicità gratis a una cosa che non conosce nessuno?
Amici, in un numero spropositato di Paesi oggi si forza la mano alla gente, ai media e ai ceti politici per liberalizzare quanto più possibile l’aborto. Vi è addirittura un sito Internet dedicato, sono coinvolte decine di associazioni attivistiche, l’allarme è partito dal Parliamentary Network for Critical Issues, fondato e diretto da Marie S. Smith, moglie del deputato statunitense cattolico pro-life del Partito Repubblicano Christopher H. «Chris» Smith, del New Jersey (un campione)… Sì, fortunatamente i filoabortisti italiani si sono distratti, ma non è che il mondo globalizzato sia un sogno. Per alcuni è un incubo, vabbè, ma, signori, è la realtà in cui viviamo. Stiamocene zitti quando accadono cose così appena dietro casa nostra, e poi ritroviamo domani con quattro amici al bar a lamentarci di quanto è cattivo il mondo, e di «guarda quelli lì cosa fanno con l’aborto nel Terzo Mondo…». Dopo, mi raccomando, sempre dopo, sempre e solo dopo.
Perché il «Global Day of Action for Access to Safe and Legal Abortion» è una realtà cupa oggi, piaccia o non piaccia. E per di più l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Dipartimento della Salute e della Ricerca Riproduttive, che ipocrisia pelosa) ha appena emanato i suoi nuovi consigli non richiesti in materia attraverso un documento intitolato Safe abortion: technical and policy guidance for health systems, cioè «L’aborto sicuro: orientamenti tecnici e pratici per i sistemi sanitari». A sfogliarlo ci si trovano per esempio cosucce così: «I professionisti medici che invocano l’obiezione di coscienza debbono indirizzare la donna verso altro professionista di solida formazione che sia disposto a condurre l’intervento [abortivo] e che operi nel medesimo stesso centro sanitario o in altro purché facilmente accessibile e autorizzato alla pratica [l’aborto] conformemente alla legislazione vigente in quel Paese. Qualora non fosse possibile farlo, il professionista medico che in coscienza obietta all’aborto è tenuto a praticare lui stesso l’intervento qualora sia in gioco la vita della donna o si profilino danni alla di lei salute». Traduzione: secondo l’OMS, un medico dev’essere costretto a operare l’aborto. Traduco con il falcetto giusto per rendere l’idea. Alla faccia della democrazia, della libertà, e di tutte le cose così.
Lasciamo allora stare? Fingiamo di nulla? Ma no: sobbalzate invece, e diffondete, protestate civilmente com’è giusto fare, aderite pubblicamente alla nostra indignazione scrivendo adesso a [email protected]. Oggi anche è il mio compleanno, e da sopravvissuto orgoglioso e felice quale sono alla cultura di morte che perseguita voi e me voglio brindare rovinando come posso la festa all’Abortion Pride.
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